Il pesce più consumato sulle nostre tavole contiene microplastiche: scatta l’allarme

Greenpeace ha analizzato delle specie di pesce spesso sulle nostre tavole: il risultato mostra come al loro interno siano presenti tracce di microplastiche.

Plastica mare
(Getty Images)

Sarebbe il segnale inconfutabile della contaminazione degli ambienti marini il risultato di un’analisi condotta da Greenpeace. Nello specifico, l’associazione ambientalista avrebbe selezionato un campione di pesci che spesso finisce sulle nostre tavole ed al loro interno avrebbe rinvenuto tracce di microplastiche.

Le concentrazioni nei mitili, crostacei ed invertebrati, erano tutte all’interno dell’apparato digerente. Ciò significa che l’uomo non ingerisce durante il consumo il materiale nocivo alla salute, perché di norma il pesce si mangia eviscerato. Tuttavia la presenza di microplastiche in queste specie lascia invariato lo stato d’emergenza.

Leggi anche —> Orsi polari a rischio: uno studio stima la data dell’estinzione

Analisi Greenpeace: nei pesci più consumati tracce di microplastiche

Plastica mare
(Getty Images)

Non sarebbe ingerita dall’uomo, ma di certo non esclude il problema il fatto che nei pesci più consumati dall’uomo si trovino tracce di microplastiche. Questo il messaggio lanciato da Greenpeace all’esito di un’analisi condotta in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova.

Ad essere selezionato un cluster di 300 specie pescate nel Tirreno che spesso sono alla base dell’alimentazione di noi italiani. Di essi il 35% mostrava all’interno dell’apparato digerente una concentrazione di microplastiche. Rimarcando, dunque, un frangente più volte denunciato: la contaminazione dei mari.

La ricerca condotta nell’ambito del “MAY DAY SOS Plastica” del 2019, ha mostrato come la presenza del materiale estraneo fosse maggiore nel pescato del versante occidentale. Nello specifico, la zona più contaminata è risultata quella dell’Arcipelago toscano. Mentre quella con minor concentrazioni sarebbe la costa Sarda. Dai numeri, si rileva altresì che i pesci che si nutrono sui fondali sarebbero ancor più contaminati.

La zona più critica sarebbe quella del Santuario dei Cetacei. All’esito dell’analisi sarebbe risultata la più compromessa fra quelle campionate. Incredibili a credersi, ma sui fondali di questo meraviglioso luoghi si trovano tonnellate di rifiuti plastici che, con l’azione del mare, rischiano di diventare le tanto deleterie microplastiche.

Leggi anche —> Raccolta di plastica record nel Pacifico: l’encomiabile risultato di un’organizzazione

Plastica Mare
(Getty Images)

Il messaggio è chiaro, gli ambienti marini sono compromessi. Bisogna agire, nell’immediato.

Se vuoi essere sempre informato in tempo reale, seguici sulle nostre pagine FacebookInstagram e Twitter