Un particolare fenomeno avrebbe accelerato la diffusione del coronavirus

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori italiani vi sarebbe una correlazione tra l’inquinamento dell’aria e la diffusione del coronavirus.

Inquinamento
(Getty Images)

Si susseguono gli studi in merito al coronavirus, il virus diffusosi in Cina e giunto sino in Europa, soprattutto in Italia. Secondo un’analisi condotta da alcuni ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima), tra l’inquinamento, maggiormente quello atmosferico, ed il Covid-19 vi sarebbe una correlazione. Nel dettaglio, pare secondo gli esperti che l’inquinamento possa aver fatto strada al virus e alla sua conseguente diffusione che ha scatenato un’epidemia colpendo oltre 157 paesi nel mondo.

Leggi anche —> Coronavirus, Protezione Civile: i numeri dell’epidemia al 18 marzo – DIRETTA

Coronavirus, l’inquinamento potrebbe aver facilitato la diffusione del virus: lo studio di alcuni ricercatori italiani

L’inquinamento, soprattutto quello atmosferico, avrebbe preparato il terreno al coronavirus e alla sua conseguente diffusione. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima). Nel dettaglio, come riporta la redazione de Il Sole 24 Ore, dall’analisi è emersa una correlazione tra i superamenti dei limiti di Pm10 nell’aria imposti dalla legge ed il numero di casi contagiati dal virus. Leonardo Setti dell’Università di Bologna e Gianluigi de Gennaro dell’Università di Bari, riferisce Il Sole 24 Ore, hanno incrociato i dati, del periodo compreso tra il 10 ed il 20 febbraio, raccolti dalle centraline Arpa  e quelli del contagio da coronavirus diramati dalla Protezione Civile al 3 marzo. Questa analisi ha dimostrato che vi è una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi colpiti dall’epidemia.

Nella Pianura Padana, riporta Il Sole 24 Ore, è codice rosso anche nello studio degli esperti, dato che in questa area sono risultate concentrazioni elevate di particolato atmosferico e in coincidenza registrate accelerazioni anomale delle le curve di espansione dell’epidemia. “Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana – ha spiegato Setti- hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai“. L’ipotesi dello studio, come scrive Il Sole 24 Ore,  è quella secondo la quale l’inquinamento abbia facilitato la diffusione del Covid-19 fungendo da carrier per il suo trasporto.  De Gennaro in merito ha spiegato: “Più ci sono polveri sottili, più si creano autostrade per i contagi. È necessario ridurre al minimo le emissioni”. Infine lo studio dell’equipe di esperti ha fatto emergere un altro aspetto: le distanze che il virus potrebbe coprire trasportato in queste condizioni. Per queste ragioni Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha spiegato: “L’attuale distanza considerata di sicurezza (un metro, ndr) potrebbe non essere sufficiente“.

Leggi anche —> Scoperti quanti anni di vita si perdono a causa dell’inquinamento: il recente studio

Coronavirus Inquinamento
(Kevin Frayer Getty Images)