Donna di 34 anni uccisa a calci e pugni in casa: arrestato il compagno

Sulla morte di Viviana Caglioni, la giovane di 34 anni uccisa a Bergamo, è stata fatta luce. Ad ammazzarla con calci e pugni è stato il compagno, ora in carcere. 

Polizia positivo al Coronavirus
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I fatti risalgono a quasi un mese fa, nella notte tra il 30 e il 31 marzo, ma inizialmente il presunto aggressore, coperto anche dalla madre di lei, aveva riferito di una caduta della donna. Indagata anche la madre della vittima, che ha continuato a difendere il presunto omicida, arrestato oggi dalla polizia. Dopo la morte della giovane di 34 anni, avvenuta il 6 aprile in ospedale a Bergamo dove era stata ricoverata, sono iniziate le indagini della Squadra mobile della Questura, che oggi ha comunicato l’arresto di Cristian Michele Locatelli, con l’accusa di omicidio aggravato dai motivi abbietti e futili. Tale omicidio è accaduto in una casa di via Maironi da Ponte, a Bergamo, divisa in due appartamenti separati, con uno spazio comune in cui la coppia viveva con la madre di lei e lo zio. Dopo essere stato arrestato, l’uomo ha riferito agli inquirenti di avere picchiato la compagna per gelosia, pestandola con calci e pugni alla testa e all’inguine. È proprio dalle strane ferite, non compatibili con una semplice caduta e segnalate sia dai soccorritori sia dai medici, che sono partite le indagini della Questura.

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La donna di 34 anni è rimasta esanime sul pavimento

Polizia scientifica
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La sera del delitto, la madre di lei e Locatelli avevano chiamato il 118 dichiarando che Viviana si era ferita per essere caduta accidentalmente. Dopo la morte della giovane donna, gli investigatori hanno sentito sia la madre di lei sia il compagno, ma la loro versione è rimasta sempre la stessa, quella della caduta. Sono così scattate le intercettazioni telefoniche: lo zio della vittima, anche lui presente la sera dell’omicidio, ha iniziato a descrivere ciò che era successo nella tragica notte del 30 marzo. L’uomo ha parlato della terribile aggressione da parte di Locatelli, i cui colpi violentissimi avevano lasciato la compagna stesa sul pavimento esanime per un’ora, prima che venissero chiamati i soccorsi.

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Polizia positivo al coronavirus
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Cristian Michele Locatelli era stato anche interrogato durante le indagini ma si era avvalso della facoltà di non rispondere.