Coronavirus, la nuova vita da fare a “distanza”

Al tempo del coronavirus cambiano le abitudini quotidiane e la vita diventa a “distanza”. Poca socialità in nome della responsabilità e solidarietà

Coronavirus
Una vita a distanza (pixabay)

Cambiano le abitudini degli italiani al tempo del coronavirus. La quotidianità non è più la stessa ed ora si parla di una vita a “distanza”, anche se in casa. Il metro è divenuto l’unità di misura per tenere appunto le dovute distanze, a lavoro, per strada e in casa. La distanza significativa che ci permette di contenere la diffusione del virus secondo le indicazioni dei medici e degli esperti del settore.

È così che i rapporti umani si frenano. Le nuove misure restrittive parlano chiaro: si deve uscire solo per necessità comprovate. Stop dunque alla socialità fino al 3 aprile, per il momento. E questo significa che dobbiamo dimenticarci, per ora, le strette di mano e il contatto fisico in generale. Non solo nei luoghi della socialità ma anche in casa. Il nostro cuore deve mettere in stand-by i baci, gli abbracci, le coccole, tutte quelle forme di affetto che sono il motore pulsante dell’essere umano ma che per il nostro bene devono prendersi una pausa necessaria.

Un abbraccio è la cosa più confortante e calorosa che ci sia, lo sappiamo. Ma al momento potrebbe essere anche la cosa più pericolosa per noi, e soprattutto per i nostri nonni, i più esposti e fragili. Vale lo stesso per lo stare insieme con gli amici ed i parenti, semplicemente per fare una passeggiata, un aperitivo, una cena. Fino a quando l’emergenza non passerà ne faremo a meno. Ci sentiremo e vedremo grazie alla tecnologia, chatteremo, ci scambieremo foto e ci vedremo in videochiamata.

È a partire da queste piccole cose che il nostro stile di vita deve cambiare e lo deve fare in nome della nostra salute, della responsabilità e della solidarietà verso gli altri. Solo così eviteremo che il virus fermi la sua avanzata di contagio. Solo applicando quella che potremmo chiamare una socialità ristretta potremo aiutare i nostri medici ed infermieri che sono in prima linea in queste settimane.

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Coronavirus, un ritorno alla vita lenta

Spesso di dice che tutti i mali non vengono per nuocere. Beh potremmo dirlo anche ora che siamo in piena emergenza coronavirus. Perché vi starete chiedendo? Di ogni cosa bisogna farne virtù e in questa situazione di socialità ristretta potrebbe aiutarci ad apprezzare di nuove le piccole cose della vita.

Una vita che torna a respirare e a prendere fiato, che allenta finalmente le maglie della frenesia di tutti i giorni. In questo periodo in cui è essenziale stare a casa noi italiani potremmo tornare ad apprezzare la vita più lenta, quella fatta di piccole cose e di abitudini che forse abbiamo un po’ perso. La lettura, la cucina, il cucito o il ricamo, ma anche il giardinaggio. Solo alcuni esempi per diredi come le ore in casa non è detto che siano estenuanti. Anzi.

E poi c’è il tempo da dedicare ai bambini per fare insieme attività e giochi ma anche condividere momenti di socialità che nella frenesia si perdono. Ed infine, ma non per importanza, la solidarietà. Dare una mano agli anziani, a parenti che non stanno bene, offrendosi di fare le commissioni giornaliere come la spesa o l’acquisto di medicinali e altri beni. Perché siamo tutti più isolati ma non soli.

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La vita al tempo del coronavirus (pixabay)
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