Covid-19 Italia, tra i fattori del contagio una partita di calcio

Tra le ipotesi che possono aver diffuso il Covid-19 in provincia di Bergamo, la più colpita in Italia, potrebbero esserci, secondo l’immunologo Francesco Le Foche, i festeggiamenti dopo Atalanta-Valencia.

Atalanta-Valencia
Atalanta-Valencia (Getty Images)

La regione italiana più colpita attualmente dall’epidemia di coronavirus è la Lombardia. Nella regione del Nord Italia si contano quasi il 50% dei contagi totali ed oltre il 63% delle vittime. La provincia con il maggior numero di casi è quella di Bergamo, che negli ultimi giorni ha superato la soglia dei 4.600 soggetti positivi al tampone per il Covid-19. In merito ha parlato l’esperto immunologo Francesco Le Foche in un’intervista alla redazione de Il Corriere dello Sport. Secondo Le Foche, uno dei fattori che avrebbe potuto influire sulla diffusione del contagio del Covid-19 nella provincia bergamasca sarebbero stati i festeggiamenti dei tifosi dell’Atalanta dopo la vittoria contro il Valencia nella sfida d’andata degli ottavi di Champions League, disputatasi a San Siro il 19 febbraio.

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Covid-19, l’esperto immunologo Le Foche sul picco di casi a Bergamo: “Uno degli episodi più eclatanti potrebbe essere stata Atalanta-Valencia”

L’immunologo e responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del policlinico Umberto I di Roma, Francesco Le Foche ha rilasciato un’intervista alla redazione de Il Corriere dello Sport. Il medico esperto ha parlato del picco di casi di coronavirus registratisi nella provincia di Bergamo: “Probabilmente in quel distretto hanno agito più fattori trigger, i catalizzatori che attivano in modo repentino la diffusione del virus, facendolo esplodere in tutta la sua gravità. Nello specifico? Un paio su tutti. Quella bergamasca è un’area molto attiva nel mondo degli scambi economici e sociali. Un terreno ideale per il virus. Secondo fattore, parliamo antropologicamente di gente da sempre molto operosa, spartana, con una grande cultura del lavoro e una tendenza a sottovalutare e dunque trascurare malesseri che sembrano di stagione. L’albero degli zoccoli di Olmi è la rappresentazione perfetta di questa gente. Aggiungiamo -riporta Il Corriere dello Sporti comportamenti che, specie nei primi giorni, non hanno certo aiutato lo stop del virus“.

Le Foche ha poi individuato un altro episodio che avrebbe favorito il contagio: la vittoria dell’Atalanta contro il Valencia, nella ottavi di Champions League il 19 febbraio. “Uno di questi episodi, tra i più eclatanti, potrebbe essere stato proprio quello. L’apice in termini di euforia collettiva – prosegue l’immunologo al Corriere dello Sport – di una stagione calcistica unica nella storia del club. È passato un mese da quella partita. I tempi sono pertinenti. L’aggregazione di migliaia di persone, due centimetri l’una dall’altra, ancor più associate nelle comprensibili manifestazioni di euforia, urla, abbracci, possono aver favorito la replicazione virale“. “Intendo – aggiunge Le Foche- un’espulsione di quantità di particelle virali molto alta e a grande velocità dalle prime vie aeree, bocca e naso. Stiamo parlando dell’enfasi collettiva di una partita storica, con molti gol. L’afflato di una tifoseria appassionata come poche. Devo immaginare che a quella partita siano andati quasi tutti, inclusi probabilmente asintomatici e febbricitanti“.

Coronavirus, Le Foche: “Riprendere le attività sportive a giugno? Dubito molto fortemente”

L’esperto ha poi parlato della decisione di giocare a porte aperte la gara, ma in Italia il primo caso si è registrato il giorno successivo, il 20 febbraio: “All’epoca troppe cose non erano ancora chiare, a cominciare dall’enorme diffusibilità di questo virus. Oggi sarebbe impensabile. Infatti, hanno bloccato tutto. Riprendere a giugno? Dubito molto fortemente. Un contesto così socialmente aggregante ed empatico come il calcio è l’antitesi dei comportamenti che si devono avere nell’emergenza sociale di un virus. Una minaccia per definizione. Ci vogliono certezze. Che vuol dire – riporta Il Corriere dello Sportuna stabilizzazione vera prima di ricominciare. Molto probabile che il virus circoli in modo ridotto da qui all’autunno. Dopo di che potrebbe esserci una ripresa dell’attività virale. Stiamo, ovviamente, ragionando per ipotesi“. L’immunologo si è poi soffermato sulla diffusione del virus che sta mettendo in ginocchio il Paese: “Questo virus continuerà a diffondersi. Noi, grazie anche all’aver studiato quanto accade al nord, l’abbiamo ridotti ai minimi termini, ma non basta per tornare alla realtà di prima. Da qui ai prossimi mesi dobbiamo riorganizzarci in modo diverso“.

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Atalanta-Valencia (Getty Images)
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