Alessia Ortense, donna trans, umiliata dalla famiglia per l’ultima volta

Alessia Ortense, donna transessuale, deceduta prematuramente a 46 anni, riceve lo smacco finale da una famiglia che non l’ha mai accettata

Alessia Ortense
Necrologio Alessia Ortense – Foto dal web

Una persona transessuale è qualcuno che non si identifica con il genere attribuito alla nascita. Stop.

Alcuni decidono di perseguire l’obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, riassegnandosi un genere differente attraverso assunzione di ormoni ed interventi chirurgici, altri no. Sono scelte di vita libere e consapevoli, volte a migliorare la qualità della propria esistenza e del proprio benessere fisico e psicologico.

Cosa bisogna fare quando si ha di fronte una persona transessuale? Nulla, semplicemente portare rispetto come fareste per qualsiasi altro essere vivente.

Non è andata così per Alessia Ortense, di 46 anni. Purtroppo la donna è deceduta qualche giorno fa, all’Ospedale Civico di Pescara. Nemmeno la morte le ha portato il riconoscimento di quella identità per la quale ha combattutto tutta una vita.

Infatti, se cercate il necrologio di Alessia non lo troverete. Potrebbe essere invece che v’imbattiate nel nome di un certo Dino Ortense. Alessia infatti è nata di genere maschile. Dino è il nome che le è stato assegnato ma nel quale non si riconosceva più.

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Alessia Ortense: sgomento nella comunità LGBTQ+

Alessia Ortense
Pride Month 2020 – foto dal web

La famiglia non ha voluto rispettare il sentire di una donna che aveva trovato finalmente il suo vero io. Giovanna Miscia, organizzatrice delegata per l’Abruzzo di Miss Trans Italia sottolinea come sia aberrante questa situazione. Alessia neanche da morta è stata considerata nel giusto modo. “Posso comprendere che si tratti di un momento molto delicato. Sarebbe stato opportuno almeno aggiungere al nome ‘anagrafico’ quello d’elezione della ragazza. Potevano metterlo tra parentesi o scrivere ‘detta Alessia'”.

Anche Daniela Lourdes Falanga, presidente di Arcigay Napoli, si leva con indignazione per l’accaduto: “Dopo Alessia, dopo Valentina, dopo chissà quante e quanti invisibili, ancora il macabro utilizzo dell’egoismo nella totale negazione all’esistenza. Così una donna ridiventa un uomo nel silenzio della morte.”

 

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Non è la prima volta che una famiglia dia una stoccata irrispettosa finale dopo la morte, Stessa sorte è toccata ad Alessia Cirillo, morta di tumore. I suoi, dopo averla ripudiata, scrissero nei manifesti funebri il nome Alessio.

Per raggiungere l’equità c’è ancora tanto lavoro da fare.

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