Covid, indagine Istat: “Asintomatico 1 italiano su 3 con anticorpi”

Presentati oggi dall’Istat i risultati dell’indagine sierologica sugli italiani: sono un milione e 482mila le persone risultate positive con anticorpi

Indagine Istat (foto dal web)
Indagine Istat (foto dal web)

L’Istat ha presentato oggi al Ministero della Salute l’indagine di sieroprevalenza che spiega come siano “risultati positivi al Covid 1,482 milioni di persone in Italia. Asintomatico uno su tre con anticorpi”. I risultati della campagna riguardano test sierologici effettuati su 64.660 persone, anche se inizialmente il campione previsto era di 150mila soggetti.

Gli asintomatici arrivano al 27,3% che non è una quota bassa. Quindi è molto importante la responsabilità individuale e il rispetto delle misure”, ha affermato la direttrice dell’Istat Linda Sabbadini presentando al Ministero l’indagine.

La percentuale di asintomatici è molto importante, perché evidenzia quanto ampia sia la quota di popolazione che può contribuire alla diffusione del virus. E quindi quanta attenzione ciascun cittadino deve porre alla scrupolosa applicazione delle misure basilari di sicurezza a difesa di sé stesso e degli altri”.

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Il lockdown è stato fondamentale. Senza quelle misure adottate dal Governo nazionale e dai governi regionali e senza il comportamento corretto degli italiani avremmo avuto dati di diffusione del virus molto alti in tutta Italia. Questa indagine ci dice, invece, che, grazie alle misure adottate, siamo riusciti a bloccarlo solo in un pezzo di Paese. E credo che questo sia stato veramente decisivo”. Lo ha detto il ministro Roberto Speranza a margine della presentazione dei risultati dell’indagine, rispondendo a una domanda postagli da un giornalista sul ruolo svolto dal lockdown nel contenere la circolazione del virus.

Locatelli: “Tasso letalità in Italia scende a 2,5%

Franco Locatelli (foto dal web)
Franco Locatelli (foto dal web)

Per il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli, componente del Comitato tecnico scientifico, “il contatto con il virus non dà il patentino di immunità”. “Lo studio di sieroprevalenza – ha continuato – ci permette di definire in modo più preciso il tasso di letalità. Tenendo conto dei 35 mila morti”, dei positivi “e anche di quanti italiani hanno avuto contatti con il virus, il tasso di letalità in Italia scende a circa il 2,5%”.

C’è una enorme variabilità anche intraregionale sui dati di sieroprevalenza: 24% a Bergamo contro, ad esempio, Como e Lecco al 3-5%. Cremona e Piacenza hanno un tasso superiore al 10%, mentre le altre regioni hanno tassi inferiori, soprattutto al Sud”. Linda Sabbadoni continua: “La cosa fondamentale che emerge è che tutte le regioni del Sud stanno sotto l’1%, Valle d’Aosta al 4% e Lombardia al 7,5%, mentre un insieme di regioni sono intorno al 3%”.

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La ricerca spiega che oltre agli asintomatici, il resto della popolazione (il 24,7%) si divide tra persone con uno o due sintomi (esclusa la perdita dell’olfatto e/o del gusto). Tra i sintomi più diffusi si osservano la febbre (27,8%), la tosse (21,6%), il mal di testa (19,2%).

Linda Sabbadoni (foto dal web)
Linda Sabbadoni (foto dal web)

Quelli con tre sintomi diagnosticati invece manifestano febbre (68,3%), perdita di gusto (60,3%), sindrome influenzale (56,6%), perdita di olfatto (54,6%), stanchezza (54,6%), dolori muscolari (48,4%), tosse (48,1%), mal di testa (42,5%).

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