Pandemia, Gerry Scotti rompe il silenzio: “Non è stata una passeggiata”

Gerry Scotti ha raccontato la sua esperienza con il Covid-19: “Hanno dovuto mettermi il casco per la ventilazione”

Terapia intensiva (Getty Images)
Terapia intensiva (Getty Images)

Gerry Scotti ha superato il peggio. Lui, uno dei tanti volti noti della tv che hanno visto da vicino il Covid-19, al punto da finire con il casco e ventilatore all’Humanitas di Rozzano. Ora sta meglio, è tornato a casa ed ha voluto raccontare la sua esperienza a Radio deejay: “Non è stata una passeggiata – ha detto a “Deejay chiama Italia” -. Sono stato nell’anticamera dell’intensiva. E ho visto tutto. Ma sono qui, ancora alive & kicking”. Trasmette positività il conduttore, ci mette tutto il suo buon umore per manifestare quello che è il suo attuale stato d’animo.

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Gerry Scotti, le prime parole dopo il ricovero

Coronavirus
Covid (Getty Images)

Si sente più forte di prima, pronto alle prossime sfide.  “Sono talmente vivo e scalciante che mi hanno mandato a casa”, ha aggiunto con una battuta che però non lascia che si sminuisca affatto la sua esperienza. “Ho visto… ho visto la storia vera del coronavirus, quella con la C maiuscola – ha dichiarato -. Tutti sperano che sia una passeggiata. Intanto tutti sperano di non prenderlo, poi quando lo prendono sperano sia in una di quelle forme leggere che te la cavi con un po’ di tachipirina. Quando ti accorgi che il sistema casalingo non basta allora devi andare da quelli che hanno fatto la pratica. Cioè quei ragazzi che se la sono fatta sul campo in questi mesi perché non c’era scritto da nessuna parte come fare. Ti devi fidare e non ti devi spaventare“.

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Il conduttore ha trascorso 13 giorni in ospedale, ha smentito che fosse stato in terapia intensiva, così come diffuso da alcuni organi dell’informazione: “Sono stato nell’anticamera della terapia intensiva, nel vero senso della parola – ha aggiunto -. Mi hanno dato una stanzetta che era a metà tra il reparto normale e l’intensiva. Per non spaventarmi troppo l’hanno data a me ma c’era una porta di vetro e vedevo tutto ciò che accadeva in intensiva. Grazie a Dio mi sono bastate 36 ore lì. In quelle 36 ore ho rivisto tutto ciò che è stato, tutto ciò che è e penso tutto ciò che sarà”. Poi è andato in profondità, raccontando un po’ quanto vedeva, e quanto a voluto raccontare…:

“Sei comunque in una stanza sottovuoto, bisogna armarsi di grande pazienza“. Poi uno sguardo ai prossimi appuntamenti. Dice che tornerò per la finale di ‘Tu si que vales’ se tornerà negativo al più presto.

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