Intervista a Edoardo Purgatori : “Non fermiamo la macchina della cultura”

Edoardo Purgatori ha raccontato in un’intervista esclusiva a Yes Life la sua storia di attore. Da un Medico in famiglia al cinema fino al teatro

Intervista a Edoardo Purgatori
Ufficio stampa

Edoardo Purgatori è un attore molto conosciuto nel mondo della televisione del cinema soprattutto per una delle sue ultime esperienze, infatti è stato uno dei protagonisti del film La dea Fortuna. La maggior parte del pubblico italiano lo ricorda nei panni del fidanzato di Annuccia della fiction Un medico in Famiglia. Ma Purgatori è tanto altro: dalla televisione al cinema al teatro.

Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda all’attore che è stato così gentile e disponibile nel rispondere alle nostre curiosità.

Intervista a Edoardo Purgatori
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 Uno degli ultimi lavori è La dea fortuna, cosa ci racconti di questa esperienza?

Sì, ho avuto la fortuna di lavorare con uno dei miei idoli che è Ferzan Ozpetek sia con La dea Fortuna che poi anche in tournée a teatro con Mine vaganti che è stato un grande successo. Sono felice ma purtroppo ci ha bloccato il Covid, però dai appena ripartirà tutto speriamo di ripartire anche noi.

In quel film hai interpretato un omosessuale, cosa ha rappresentato per te in questa epoca in cui l’adozione e le unioni civili sono temi di grande attualità per il nostro Paese?

Io credo che, se posso dare un cappello un po’ questa cosa, è che la bellezza di quel film come anche spesso accade nei film di Ferzan che comunque ha come file rouge dei suoi film coppie omosessuali o comunque l’omosessualità come tematica principale, la bellezza di quel film secondo me  che poi a prescindere dalla storia che può piacere o meno però dopo dieci quindici minuti che uno guarda il film si dimentica che i due attori sono omosessuali ma li vede  semplicemente come una coppia in crisi e quindi la tematica dei figli che vengono, diciamo, lasciati da Justin Trinca dall’ amica è una situazione che potrebbe capitare fondamentalmente a chiunque. Quindi non vuole parlare del fatto se sia giusto o meno permettere agli omosessuali di adottare dei figli o comunque occuparsi dei figli ma in una situazione estrema come gestire una cosa del genere. Detto questo io sono assolutamente a favore dell’adozione quindi questo è il mio parere personale. Il mio personaggio all’interno di questa storia diciamo che racconta la storia dei nodi di questa coppia di Edoardo Leo e Stefano Accorsi che è in crisi e invece all’inizio del film si deve sposare. Quindi se vuoi è un po’ l’opposto rispetto a quello che stanno vivendo loro quindi l’inizio di un amore anche quella spensieratezza, quella passione travolgente che c’è all’inizio di una storia e che come poi vediamo invece l’altra faccia della medaglia per i personaggi di Edoardo Leo e Stefano Accorsi invece  si sta consumando, cioè stanno facendo di tutto per provare magari a salvarla questa storia e l’arrivo dei bambini sembra proprio essere diciamo il collante che gli fa riscoprire questo.

Riguardo all’emergenza, in questo periodo stai lavorando nonostante il Covid?

Ma allora guarda fortunatamente sì, avrei avuto molti più lavori che purtroppo sono stati messi in stand by, come tutti ma penso che ce ne facciamo una ragione. Quello più grande di tutti era proprio la ripresa della tournée di Mine vaganti con Ferzan che avremmo dovuto fare dal tre dicembre fino ad aprile perché grazie a dio ha avuto molto successo. L’anno scorso siamo andati in tutti i teatri ed era sold out, anche quest’anno sold out ovunque. Solo che per paura diciamo per evitare di rischiare anche perché siamo un cast di undici attori più cinque tecnici, per quanto uno può proteggersi ed essere cauto, il rischio che una persona possa prendere il covid e poi bloccare tutto era troppo alto, quindi hanno deciso di posticiparlo all’anno prossimo. Poi avevo questo spettacolo che dovevamo fare al teatro Belli la Rassegna trend che ormai sono cinque anni che faccio con la mia compagnia teatrale che si chiama La Forma dell’acqua e proprio doveva andare in scena il martedì quando il sabato hanno chiuso teatri.  Ci ha chiamato il direttore del teatro e la persona che se ne occupa e chi hanno supplicato di trovare un’alternativa e diciamo c’è venuto in mente di fare questa cosa insieme a loro di fare una ripresa video da mandare in streaming quindi in un modo o in un altro, non è la stessa cosa, però siamo riusciti a non fermarci e comunque raccontare a portare un po’ di cultura alle persone a casa nonostante il periodo e quindi questo insomma. Però il periodo un po’ particolare, è vero che i set stanno partendo, io questa settimana girerò un’altra cosa sempre con Ozpetek, ormai c’è questo sodalizio di cui io sono felicissimo e che ci permette di collaborare. Poi forse un altro cortometraggio che dovremmo girare a dicembre con Paolo Mannarino regista molto giovane e in gamba.

Com’è lavorare con tutte le regole del caso?

È strano per un attore che vive del contatto sia con il pubblico ma anche sul set con gli altri attori poi non ti dico in scena, perché anche la lettura che abbiamo fatto da che doveva essere uno spettacolo alla fine era tutto distanziato, quindi è un po’ strano abituarsi a questa cosa. C’è una grande responsabilità perché comunque se hai già la fortuna di lavorare, quindi avere il rischio di potersi contagiare o altro insomma bisogna stare attenti, però a parte quello grazie a dio stiamo lavorando. Io mi sento solo di dire quello, sono contento. Rispettiamo tutte le norme, proviamo a non fermare la macchina della cultura e provare a continuare a fare bene.

 Invece riguardo a Mine vaganti cosa ci racconti?

Allora guarda Mine vaganti è stato un progetto pazzesco, lo è tutt’ora. Ma è nato, io ti posso dire brevemente, dopo aver fatto La dea fortuna con Ferzan. Ricevo la telefonata senza sapere di che cosa fosse per un provino al Lambraio Vinelli che per altro è un teatro che io seguo da anni, ammiro tantissimo, pace all’anima sua gli spettacoli che fece Mattia Torre lì insieme a Mastro Andrea. Insomma, un teatro che per me è un punto di riferimento a livello di contenuti. E quando ho ricevuto la telefonata ero felicissimo, vado chiedo se mi devo preparare qualche cosa o monologo. Vado e trovo Ferzan con tutto il cast: Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Arturo Muselli, Giorgio Marchesi eccetera eccetera. E niente mi dice guarda allora voi siete il cast. Di cosa? Mine vaganti.  A ok. Devo dire che nonostante fosse la prima esperienza di Ferzan come regia teatrale, anche se ha fatto delle opere o altro, avendo degli attori che invece il teatro lo masticavano perché insomma Paola Minaccioni, Pannofino sono tutti veramente dei mattatori, è uscito fuori uno spettacolo che è andato oltre le nostre aspettative, anche proprio di come è stato ricevuto dal pubblico e dalla critica quindi siamo molto felici

Quali saranno le modifiche rispetto all’anno scorso?

Da un punto di vista di cast è sempre da vedere perché tra gli attori può succedere che qualcuno abbia un altro impegno. Momentaneamente non sembra però siccome i teatri diciamo hanno chiuso per questa stagione da qui a settembre ottobre 2021 può succedere fondamentalmente di tutto. Speriamo non ci sono brutte sorprese e semplicemente si possa ripartire.

Torniamo indietro, come è nata la passione per la recitazione?

Io ho un fratello e una sorella più piccoli ho sempre giocato a fare i nostri video, i nostri piccoli film a casa. Da piccoli andavamo a vedere che ne so Star Wars e facevamo il mondo di Star Wars in casa o cose così. Insomma, ci divertiva molto, poi in modo un pochino più serio è stato a scuola, io sono mezzo tedesco, ho fatto la scuola tedesca dall’ asilo la maturità e a tredici anni ho cominciato a farlo con i miei compagni di scuola e mi è piaciuto talmente tanto che poi l’ho fatto diventare il mio mestiere. Quindi da lì poi sono andato a studiare in Inghilterra e ho approfondito. Più o meno posso dire di farlo da tredici anni.

Molti ti ricordano per il tuo personaggio a Un medico in famiglia

Beh, sì quello è stata una grande esperienza, tra l’altro quella è stata una grandissima fortuna. Quando avevo ventitré anni fondamentalmente come attore speravo di entrare nei Cesaroni o Un medico in famiglia. Perché non avevi Sky, non avevi Netflix, Sky aveva appena fatto Romanzo Criminale però insomma tutto questo mondo delle serie, come siamo abituati oggi, non esisteva e per un attore giovane fare Un medico in famiglia significava essere esposto ad una grande popolarità. E io mi ricordo quando lo guardavo con Elio Germano, c’era Edoardo Leo, Sermonti, insomma tutta una serie di attori che oggi fanno progetti, un cinema di un certo tipo, che in un modo o nell’altro iniziando sono passati per questa serie. Devo dire a me personalmente mi ha dato la fortuna di imparare bene il mestiere, perché fare tre stagioni del Medico è stato molto bello, molto intenso e poi essere esposto a un certo tipo di popolarità alla quale non ero preparato come dire, molto bello.

 E come è stato lavorare a fianco di Lino Banfi?

Ma guarda Lino Banfi è un grande romanista quindi da quel punto di vista ci siamo trovati subito. Ma sia Banfi e Scarpati, Milena Vukotic, insomma degli attori che sono veramente straordinari e devo dire che ho imparato tanto.  Loro sono stati estremamente generosi, poi quando entri in una serie lungimirante che è così tanti anni che viene fatta in un cast, è quasi come se fosse una seconda famiglia. Cioè Eleonora Cadeddu mi diceva proprio che lei da quando è piccolissima la faceva e per lei Lino Banfi è come un nonno.  Mi ricordo la sua festa di diciotto anni, lui si è emozionato insomma ne ha parlato come se fosse un nonno vero e proprio. Quindi era anche un contesto bello quasi veramente familiare, non sembrava andare a lavorare, ognuno ci metteva il suo, insegnava a chi stava iniziando come me e devo dire sono ancora legato molto a molti degli attori. Sono molto contento è stata veramente una bella esperienza.

 Una delle tue esperienze più belle?

Io ho fatto la scelta sei anni fa di fondare questa compagnia teatrale insieme a Maurizio Mario Pepe, registra con cui lavoro da ormai sei sette anni a teatro e vedere il percorso che abbiamo fatto come compagnia facendo un certo tipo di spettacoli, che poi mi hanno portato crescendo a staccare un po’ dal ruolo diciamo del Medico in famiglia e da quel tipo di televisione, che per carità va benissimo, però non era il mio, era un inizio poi, un buon inizio e un punto di partenza straordinario perché sono stato fortunato. Ma poi tramite la mia compagnia teatrale fare un certo tipo di spettacoli che mi ha portato oggi a poter dire sto lavorando con Ozpetek già a tre progetti e sto scrivendo il mio film e quindi vedere adesso che sto crescendo, ho costruito qualcosa che sta dando i suoi frutti mi dà una grandissima soddisfazione.

Io sono vecchio dentro, sono molto testardo, vizioso nel senso che non sto seduto a casa a girarmi i pollici e ad aspettare che mi chiami la mia agente per fare un provino. Diciamo che cerco sempre di fare tante cose.

Beatrice Manocchio

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