Daphne Scoccia si racconta: “Ogni tanto fantastico sul film della mia vita”

Intervista esclusiva a Daphe Scoccia, l’attrice si racconta ai microfoni di Yeslife. Curiosi di sapere cosa ci ha detto? Seguiteci

Daphne Scoccia
(Ufficio stampa)

Attrice per caso. Così è solita definirsi Daphne Scoccia, la marchigiana di San Benedetto del Tronto che da barista e cameriera si è ritrovata a girare uno dei film di Claudio Genovesi. Superato il casting, ottiene il ruolo da protagonista in Fiore e da lì inizia la sua carriera nel mondo della recitazione. Lavora a fianco di big come Valerio Mastrandrea o Ennio Fantastichini. Candidata al David di Donatello come migliore attrice nel 2017, oggi è la protagonista del film Nel bagno delle donne.

Ecco cosa ci ha raccontato, noi non abbiamo resistito a fare domande di ogni tipo: dalla sua prima esperienza ai suoi grandi maestri. E Daphne ha soddisfatto tutte le nostre esigenze.

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daphne scoccia intervista
(Ufficio stampa)

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Ciao Daphne presentati ai nostri ascoltatori

Ciao a tutti io sono Daphne Scoccia e faccio l’attrice.

Quando e come sei entrata nel mondo della recitazione?

Allora la mia prima esperienza è stata Fiore ormai riconosciuta e mi hanno trovato un po’ alla Pasolini, servivo in questa osteria di Roma e un giorno vengono a mangiare in sei e tra quei sei c’è anche Claudio Giovannesi regista di Fiore e da lì mi si avvicina la casting mi chiede se ho mai fatto teatro, perché loro stavano già cercando la protagonista da sei mesi, niente pensavo fosse una cosa così invece il giorno dopo mi lasciano il numero, io li chiamo, mi invitano a fare un colloquio con Claudio e da lì iniziano i primi provini. Ho fatto due tre settimane di provini e alla fine mi hanno presa.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sicuramente un’esperienza unica non si vedrà mai quel modo ce ne saranno tante altre meravigliose sicuramente però fiore è proprio speciale, l’esperienza fiore è stata speciale. Mi hanno fatto capire che ho un talento credo e non lo sapevo non avevo tanta autostima in passato. Mi hanno fatto capire che adoro questo lavoro. E sono stata fortunata a iniziare con Fiore ad aver conosciuto Claudio Giovannesi perché mi ha proprio aiutata nel principio a costruirmi una base al livello lavorativo attoriale anche Andrea Mastroandrea che è un big praticamente una persona meravigliosa dal punto di vista umano ma anche dal punto di vista attoriale e quindi sono grata.

Ultima esperienza?

Sono due, a settembre ottobre sono stata coprotagonista di questo film di Paolo Ruffini Rido perché ti amo mentre subito dopo ho girato il film di Angelo Frezza Umami il quinto sapore. Sono in fase di montaggio questi due.

Candidata al David di Donatello come migliore protagonista del 2017, cosa ti ha lasciato questo evento?

Una grande emozione perché tieni conto che io venivo da un’altra parte e quindi mi sono ritrovata improvvisamente di fronte a quelle persone che ho sempre visto dietro uno schermo, quasi che mi sentivo a disagio perché non sapevo come comportarmi e però è andato tutto liscio alla fine. Mi sono sentita un pesce fuor d’acqua ma solo perché ripeto mi sono trovata davanti alle persone che ho sempre visto dietro lo schermo, io sono sempre stato un amante del cinema e quindi grande emozione.

Lontano lontano, com’è stato lavorare accanto a Ennio Fantastichini?

È stata una scuola sia di vita che di lavoro, ho avuto l’onore di lavorare accanto a un uomo meraviglioso come lui, una persona di una bontà d’animo anche e non ho potuto che assorbire, prendere tutto quello che poteva darmi ecco e restituirlo sperando in qualche modo. È un’esperienza che mi porterò sempre dentro e io potrò dire: io ho lavorato con Ennio Fantastichini, era il suo ultimo film.

Nel bagno delle donne, qual è il tuo ruolo nel film?

Io sono coprotagonista, sono Valeria una ragazza che gestisce questo cinemino del sé e che non va tanto bene, ha pochi clienti e rischia quasi di chiudere. Finché un giorno non arriva per caso l’uomo dentro al cinema, va in bagno che rimane incastrato nel bagno delle donne e da lì né parte tutta la storia e il mio cinema inizia a risalire non tanto per il film che metto ma perché ho quell’uomo chiuso in bagno che è diventato un guru della società.

Qual è il messaggio?

Non ci viene data tanto la prospettiva di un futuro, viviamo nel precariato. Il non lasciarsi andare e continuare ad andare avanti verso i tuoi obiettivi nonostante tutto.

Qual è il ricordo più bello di questo progetto?

Sarà che io Marco castaldi ci conoscevamo siamo amici, quindi, conoscevo anche Luca Vecchi già. È stato bello lavorare con loro cioè perché abbiamo già una confidenza di base no, e sono stata contenta che poi mi abbia chiamato. È stata una bella esperienza.

Cosa ti ha lasciato il 2020?

Mi ha fatto sicuramente crescere tanto, mi ha fatto crescere e mi ha fatto mi ha lasciato un po’ di amarezza ma anche tanta forza diciamo che sono uscita da lì un po’ più forte sicuramente, più determinata e più forte nonostante i sacrifici e gli ostacoli che ci sono stati.

Cosa ti aspetti dal 2021?

Mi aspetto che le mie ambizioni si avverino, spero di portare a casa tanti progetti importanti che abbiano un senso più profondo e rilascino una testimonianza.

Ti vedi come regista?

Ogni tanto fantastico di fare un film su quello che è stata la mia vita fino adesso però proprio nei panni di un regista, vedendo gli altri, mi rendo conto che è davvero difficile, devi avere mille occhi e non so se, non mi sento capace adesso di una cosa del genere. Non lo so in futuro perché no.

Progetti futuri?

Tutti i nostri ieri di Andrea Papini sicuramente quello, inizieremo a girare a metà marzo.

BEATRICE MANOCCHIO

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