Chi l’ha visto, il messaggio della mamma di Benno: “Ha preso la siringa”

La puntata di Chi l’ha visto del 31 marzo è ricca di colpi di scena. Il programma condotto da Federica Sciarelli e in onda ogni mercoledì su Rai 3 non smette di lasciare il pubblico con il fiato sospeso.

 

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Lo psichiatra Maurizio Lupardini interviene durante la puntata di Chi l’ha visto alla vigilia dell’udienza per il processo di Benno Neumair, il ragazzo che soffre di problemi mentali e che ha ucciso i suoi genitori.

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“Benno ha un’educazione esagerata, ha un modo di comportarsi molto educato che spesso viene confuso con un’indole gelida e fredda“. Queste erano le parole dell’avvocato di Benno Neumair quando il giovane era ancora solo indagato per l’omicidio dei suoi genitori e per occultamento di cadavere.

Era lo scorso gennaio e Benno non aveva ancora confessato il delitto. Un bel ragazzo dai modi cortesi e delicati che nulla sembrava avere a che fare con il giovane ricoverato in psichiatria solo pochi mesi prima, il 6 luglio.

Momenti drammatici quelli, come racconterà la madre in un messaggio vocale che invia a un’amica. Messaggio che viene fatto sentire in aula durante l’udienza di convalida del fermo proprio a Benno.

L’altra sera si è autoleso per simulare un attacco – diceva la mamma di Benno nel suo vocale -. Poi si è estratto del sangue con una siringa e se l’è iniettata sotto gli occhi. Lei ha chiamato un medico ma prima è intervenuta la polizia. Sei poliziotti addosso a Benno con il mitra, lo hanno disteso e ficcato un ginocchio sulla schiena. Lo hanno portato in psichiatria e hanno fatto una diagnosi molto brutta: schizofrenia paranoide con disturbo della personalità e direzione aggressività“.

Dopo aver sentito questo e un altro messaggio Benno ha preso la parola. Si era avvalso della facoltà di non rispondere ma ecco che si rivolge al giudice: “Mi ha fatto molto effetto sentire i messaggi di mia mamma anche perché è quasi un mese che non sento la sua voce ma devo ricordare che questi messaggi sono stati mandati in un momento in cui mia mamma non aveva una diagnosi in mano né mi aveva visto. Tutto questo non era riscontrato se non da racconti. Sì, sono stato in psichiatria ma questi messaggi sono stati mandati in un momento in cui non c’era una diagnosi e io non ero ancora arrivato a casa per constatare il mio stato di malessere“.

E’ vero. I messaggi la madre di Benno li manda quando il papà lo sta riportando a casa. Del resto fino a che il ragazzo non confesserà l’omicidio dei genitori e non si ritroverà il corpo del padre nell’Adige i suoi difensori continueranno a dire che il ragazzo sta bene e non c’è bisogno di perizia psichiatrica.

Benno ha confessato il delitto l’11 febbraio e racconta di essere stato lui a uccidere i suoi genitori. Poi racconterà che la sera in cui ha incontrato il vicino scambiando delle battute scherzose stava caricando sulla macchina i corpi del padre e della madre.

Sono tre i periti nominati dalla Procura per accertare se Benno fosse in grado di intendere e di volere quando ha ucciso i suoi genitori Peter e Laura. Ma cos’è l’incapacità di intendere e di volere? “La capacità di intendere si riferisce a quella cognitiva – spiega lo psichiatra Maurizio Lupardini – a questo si aggiunge la componente volitiva ossia la volontà di commettere un atto criminoso“.

Se gli esperti riterranno che Benno nel momento del duplice delitto avesse avuto un danno totale o parziale di mente il ragazzo potrebbe evitare la condanna all’ergastolo o la detenzione in carcere superiore ai venti anni.

Dopo il ricovero in psichiatria in Germania all’inizio di luglio però a Benno era stata diagnosticata una schizofrenia paranoide. Giunti in Itali però i medici a cui si erano rivolti i genitori del giovane ne avevano ridimensionato il quadro clinico.

Fare diagnosi di malattia mentale – spiega lo psichiatra – non basta al giudice per stabilire se quella persona era incapace di intendere e di volere. Ecco perché nel codice penale si parla di infermità cioè qualcosa di instabile. Non è detto infatti che una persona che ha una malattia mentale sia tout court incapace di intendere e di volere“.

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Omicidio Bolzano, nuovi sospetti
Benno Neumair (Instagram)

Le famiglie non vanno lasciate sole – dice lo psichiatra – ci vuole una rete sociale che aiuti la famiglia stessa a comprendere come comportarsi nei confronti del figlio e della persona malata. Per rete sociale si intendono i servizi sociali e le associazioni che lavorano in silenzio“.