Yara Gambirasio, arriva la svolta con il nuovo esame del Dna?

Potrebbero esserci novità decisive nell’omicidio di Yara Gambirasio. La svolta con le nuove analisi del Dna sugli indumenti della ragazzina, uccisa nel 2010

Yara Gambirasio legale Bossetti
Yara Gambirasio (foto dal web)

L’omicidio di Yara Gambirasio potrebbe riservare ancora delle sorprese. La ragazzina, di appena 13 anni, fu uccisa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, provincia di Bergamo. Il corpo di Yara fu ritrovato tre mesi dopo la sua scomparsa, in un campo. Aveva il cranio fracassato e numerose ferite, provocate da una spranga e da un’arma da taglio.

Secondo l’autopsia, la ragazzina non sarebbe morta subito dopo l’aggressione, ma a causa del freddo e delle lesioni. Fu esclusa la violenza carnale, ma si capì che Yara si era difesa proprio da un tentativo di stupro. Il suo caso ebbe immediatamente un’enorme copertura mediatica, sia per la giovane età della vittima, sia per la crudeltà del crimine.

Il Dna maschile rinvenuto sugli slip di Yara (ribattezzato Ignoto 1) fu comparato con quello di migliaia di uomini della zona. Fu trovata una corrispondenza con un uomo morto dieci anni prima: da lì si risalì ai suoi due figli. Uno di loro, Massimo Bossetti, muratore di Mapello, aveva un profilo genetico che combaciava perfettamente. Sulla base di questo riscontro, Bossetti fu condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018. Una nuova analisi del Dna potrebbe riaprire il caso?

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Yara Gambirasio, arriva la svolta col nuovo esame del Dna?

massimo bossetti
Condannato all’ergastolo Massimo Bossetti, muratore di Mapello (foto UrbanPost)

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La difesa di Massimo Bossetti, che si proclama innocente, ha proposto un’istanza di riesame del Dna alla Procura, per ottenere la revisione del processo. Richiesta accolta nel novembre 2019. Fra i 98 reperti, ci sono 54 campioni di Dna, indumenti, biancheria, e le scarpe che Yara indossava al momento della morte. Ma nell’ultimo anno, difesa e accusa si sono date battaglia proprio su questi campioni da riesaminare.

La Corte d’Assise di Bergamo aveva concesso l’autorizzazione solo per una “ricognizione”, e non consentiva esami invasivi. Salvo poi bloccare tutto nel gennaio 2020, con la confisca dei reperti in questione. Erano seguite numerose istanze della difesa per poter procedere agli esami, tutti rigettati. Gli avvocati di Bossetti si sono quindi rivolti alla Cassazione, ottenendo il via libera alle analisi nel gennaio 2021. E il prossimo 19 maggio i risultati delle perizie saranno presentati davanti alla Corte d’Assise.

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Antonello Ieffi
Aula Tribunale (foto dal web)

Per il muratore di Mapello, l’unica speranza è che i nuovi esami sui reperti sollevino dubbi della sua colpevolezza e portino alla revisione del processo. Infatti anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva respinto il suo ricorso contro l’ergastolo. E se non emergessero nuove prove, Bossetti rimarrà detenuto nel carcere di Bollate.