Scomparsi | Lorena Lucini, l’impiegata di cui si sono perse le tracce da oltre 20 anni

Lorena Lucini è scomparsa all’età di 36 anni da San Martino Siccomario, in provincia di Pavia: di lei dal 10 luglio del 1998 si è persa ogni traccia.

Lorena Lucini
Lorena Lucini (Chi l’ha visto?)

Una donna di statura esile, dagli occhi verdi ed i capelli castani, alta circa 1,60. Questa la fotografia di Lorena Lucini al momento della sua scomparsa, avvenuta il 10 luglio del 1998, quando aveva 36 anni. Di lei si persero le tracce il 10 luglio del 1998 da San Martino Siccomario (Pavia). Cosa le è accaduto? Che fine ha fatto?

Lorena Lucini scomparsa il 10 luglio del 1998 da San Martino Siccomario (Pavia)

Era un’impiegata Lorena Lucina, e viveva insieme al suo compagno Giancarlo Quarta. Il giorno della sua scomparsa, la donna lasciò il lavoro senza timbrare il cartellino alle 18 per rientrare a casa soltanto un’ora dopo. Intorno alle 20:30 insieme a Gianluca ed una coppia di amici andarono a cena e poi si recarono ad una festa al Forum di Assago, a Milano.

Polizia
Polizia (cineberg- Adobe Stock)

Rincasati Lorena ed il compagno, però, ebbero una discussione. I due erano in crisi da tempo, il loro rapporto pare fosse giunto al capolinea e di comune accordo pare avessero deciso di lasciarsi. Ma su quale fu il motivo della lite, l’uomo non diede una ricostruzione univoca. Alla sorella di Lorena disse che la questione sorse perché la donna voleva seguirlo per due giorni al mare. Agli inquirenti, investiti del caso dopo la denuncia di scomparsa, disse che invece la 36enne avrebbe insistito per uscire di nuovo dopo essere tornato al Forum di Assago. Fatto resta che alle 7:30, una volta svegliatosi, l’uomo non trovò più la compagna in casa.

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In quel frangente vennero sentiti anche i vicini della coppia i quali dichiararono di non aver visto o sentito nulla che potesse destare la loro preoccupazione. Dalla casa pare mancassero solo un paio di pantaloni ed un giubbino di jeans nonché una borsa di colore sgargiante che conteneva assegni, carte di credito ed altri oggetti di uso personale della donna. Rimasti invece al loro posto, il cellulare e la macchina. Circostanze che fecero supporre alla famiglia che non poteva essersi trattato di un allontanamento volontario.

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A distanza di due settimane, una telefonata inquieta la madre della giovane scomparsa. Dall’altro capo del telefono una donna che, dapprima chiede di Lorena, poi di sua sorella, per poi staccare quando la signora iniziò a porle delle domande. Trascorre il tempo e, nei pressi di Pavia, viene rinvenuto un cadavere la cui ispezione preliminare lo riconduceva ad una donna che poteva avere la stessa età di Lorena. Vengono effettuati subito degli accertamenti ma si scopre che, invece, apparteneva ad un’altra persona: una ragazza di origini albanesi.

La famiglia si rivolse anche alla redazione della trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” rivolgendo alcuni appelli per Lorena. Intano gli inquirenti continuarono a battere la pista dell’omicidio, ma non emergono elementi a supporto. Il caso pareva essere giunto in un vicolo cieco quando viene recapitata una lettera inquietante alla famiglia. Nella missiva si leggevano frasi come: “Non cercarmi più, troveresti solo poche ossa. Non ne vale la pena” ed ancora “Metti una mia fotografia al cimitero dove vuoi e porta dei fiori“. Parole che raggelarono la madre di Lorena e su cui gli inquirenti indagarono per capire se si fosse trattato di un macabro scherzo o se vi fosse un fondo di verità.

Dopo otto anni, dalla scomparsa la svolta. Gli inquirenti rinvennero una coperta sulla quale vi erano delle tracce organiche che sarebbero dovute essere oggetto di indagine. Nel frattempo viene iscritto nel registro degli indagati proprio Giancarlo Quarta, l’allora convivente della donna. L’uomo ed i familiari di Lorena, per fugare ogni dubbio, vennero sottoposti al testa del DNA sì da comprendere a chi appartenessero quei reperti. La madre della scomparsa, inoltre, riferì agli inquirenti che dopo la scomparsa della figlia, il suo convivente le aveva restituito mobili ed effetti personali ma non quel piumone. Una circostanza che, disse all’epoca, le era risultata alquanto strana. Inoltre aggiunse che le lenzuola gliele aveva riconsegnate sporche, mentre la coperta l’aveva portata in tintoria. Queste dichiarazioni la donna le aveva già rilasciate alla polizia, ma al momento della scomparsa non gli venne dato troppo peso. Dopo il ritrovamento del piumone gli inquirenti pensarono che il caso potesse aver imboccato la giusta strada.

Anche questa pista, però, non portò a nulla. Venne avanzata richiesta di archiviazione a cui la famiglia si oppose, ma di fatto resta che ancora oggi di quanto accaduto a Lorena non si sa niente.

Tribunale
(Getty Images)

Che fine abbia fatto, se sia stata uccisa, se il suo corpo è stato in qualche modo occultato resta un giallo irrisolto.