Riforma Giustizia, possibile accordo tra Governo e M5S sull’improcedibilità

Pare che il Governo abbia trovato un’intesa con il Movimento 5 Stelle sulla Riforma della giustizia in merito ai reati per cui non si applicherà l’improcedibilità.

Mario Draghi
Il premier Mario Draghi (Getty Images)

Sempre più calda la polemica sulla riforma della Giustizia che vedrebbe l’introduzione di una “nuova prescrizione” più tecnicamente dell’istituto della “improcedibilità“. Quest’ultimo prevedrebbe una fine del processo che dura più di due anni in Appello ed uno in Cassazione, rispettivamente tre anni e 18 mesi per i reati più gravi.

Magistrati, professori universitari e penne illustri hanno espresso il proprio parere contrario. Soprattutto per quanto riguarda i reati contro la Pubblica Amministrazione e quelli involgenti la criminalità organizzata. Proprio su quest’ultima tipologia di reati, però, secondo alcune indiscrezioni il Governo avrebbe trovato un’intesa con il Movimento 5 Stelle che chiedeva un ampliamento della lista con l’inserimento di alcune fattispecie che non dovrebbero soggiacere alla cosiddetta ghigliottina.

Riforma giustizia, intesa M5S-Governo sui reati di criminalità organizzata

Un’intesa, secondo alcune indiscrezioni riportate da Repubblica e riferite da Il Fatto Quotidiano, sarebbe stata trovata tra il Governo ed il Movimento 5 Stelle.

Giuseppe Conte conferenza stampa
L’ex premier Giuseppe Conte (Getty Images)

Pare, infatti, che sia stata accolta la richiesta dei pentastellati di ampliare la lista di reati per i quali non dovrà essere applicata l’improcedibilità in Appello ed in Cassazione. Non solo quelli per cui è previsto l’ergastolo, ma anche quelle fattispecie relative alla criminalità organizzata ed al terrorismo.

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Al momento nulla è certo, la decisione sulla riforma della Giustizia infatti giungerà nelle prossime ore, ma quello stallo alla messicana creatosi tra Cartabia, Draghi e Conte sembrerebbe essere stato disarmato. Una scelta che sarebbe giunta all’esito di un’attenta valutazione sui rischi in cui potrebbe incorrere l’intero sistema, non soltanto giudiziario, se si concedesse alle mafie un ulteriore speditezza di cui peraltro già fruisce considerato che, quasi nella totalità dei casi gli imputati, nei processi che la riguardano vi sono detenuti.

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L’Intesa, riporta Il Fatto Quotidiano, ha trovato conforto nelle parole autorevoli di magistrati come il procuratore Nicola Gratteri di Catanzaro ed il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Sottolineata la necessità di tutelare questi procedimenti, molto delicati di per sé, che con un accelerazione dei tempi rischierebbero o una valutazione del giudice poco approfondita o che rischierebbero di essere ghigliottinati solo perché decorsi brevissimi termini.

Stamane, lunedì 26 luglio, si discuterà in Commissione Giustizia anche degli emendamenti di Forza Italia i quali contengono modifiche ad alcune fattispecie criminose ai danni della PA. Per Mario Perantoni, presidente, sarebbero inammissibili in quanto non concernenti l’oggetto della riforma.

(Getty Images)

Tuttavia il partito promuovente, riporta Il Fatto Quotidiano, continua a ripetere come quest’ultima al proprio interno definisca il cosiddetto doppio binario tra reati comuni e quelli contro la Pubblica Amministrazione.