Fabius a Yeslife: “Cosa mi ha colpito di Monica Vitti”

Un incontro struggente ci porta a sottoporre all’attenzione dei lettori di Yeslife un giovane attore: Fabio de Vivo, in arte Fabius

fabio de vivo attore intervista
Fabio De Vivo (Ufficio stampa)

23 anni, radici francesi ma attitudine cosmopolita, Fabius è un attore innamorato della vita che riflette un approccio vitalistico all’arte. Ha cominciato il suo percorso artistico al Teatro dei Limoni di Foggia per poi specializzarsi nella recitazione cinematografica diplomandosi a Firenze presso la Scuola di Cinema Immagina.

Ha lavorato con brand internazionali come modello, ma il sacro fuoco della sua passione si manifesta nel Cinema. Infatti oltre ai progetti cinematografici a cui lavora come attore, ha iniziato ad approcciare alla scrittura ed alla regia per immergersi profondamente nella settima arte, che dichiara essere la sua essenza.

fabio de vivo attore
Fabio De Vivo (Ufficio stampa)

Viste le radici, cosa c’è in te della Francia?

Della Francia c’è l’amore incondizionato nei confronti della Nouvelle Vague.
Mi sono innamorato di ‘’À bout de souffle’’ di Godard, mi sono appassionato a Truffaut e ai riferimenti felliniani presenti in ‘Effetto Notte’. Le città che vediamo nelle regie francesi come fossero personaggi e non soltanto mero background. E poi, Parigi in particolare, mi ha fatto conoscere il romanticismo, parte della mia essenza.

Che cos’è per te la recitazione?

Caos e Quiete. Amore e Dolore. Aspettative e Delusioni. Profondità. Emozioni. Le righe di un libro intero non basterebbero a spiegare quanto sia significativa la recitazione nella mia vita.

Re minore è stato il tuo primo lavoro, cosa ricordi di quel periodo?

Ero un ragazzino insicuro che ha giocato con il solo obiettivo di divertirsi. E ci sono riuscito. Ricordo i giorni di set come grandi momenti di gioco, corredati da tante risate. Una spensieratezza che cerco di portare con me anche nei progetti cinematografici attuali e futuri.

Hai conosciuto anche Monica Vitti, cosa ci racconti dell’incontro?

Non ho conosciuto personalmente Monica, ma è come se lo avessi fatto. Di lei mi ha colpito l’urgenza di darsi al prossimo, di esplorarsi e di far conoscere la propria interiorità. Voglio esternare tutto in balia del rischio di non piacere. L’importante è raccontare la mia verità.

Secondo te l’abito fa il monaco?

La mia regola della vita è ‘No Judgement’. Gli abiti che indossiamo possono permettere di esprimere una parte di noi. Ma la bellezza che appartiene ad ogni individuo sta nella conoscenza di se stessi e nelle azioni compiute. Ho incontrato persone con addosso qualche straccio, ma con una ricchezza d’animo da fare invidia.

 In un futuro ti vedi come regista?

Perché no. Mi appassiona la fotografia da che ho memoria. Al giorno d’oggi con lo smartphone possiamo realizzare foto e video con estrema velocità. Però io lo faccio con un’attenzione diversa. Riuscire a catturare frammenti senza togliere loro la magia del momento è una qualità che solo chi va oltre la superficie può cogliere. E una delle mie missioni è proprio non fermarmi mai alla percezione comune.

Qualora lo diventassi quale sarebbe il tuo primo progetto da realizzare?

Mi piacerebbe parlare dì qualcosa che fa parte di me, dimenticando ogni stereotipo o condizionamento esterno. Con la certezza di portare con me un’elemento vincente: la Verità.

Aprile 2022 al cinema con La Grande Guerra del Salento, un piccolo spoiler?

Interpretare il ruolo di Antonio è stato un grande onore per me. Io e il mio personaggio abbiamo tante analogie. Fame di conoscenza e una voglia indomabile di aiutare il prossimo. Credo che questo film sia un gioiellino da osservare assaporando ogni silenzio.

set film
La grande guerra del Salento (Ufficio stampa)

Progetti futuri?

Sono un inguaribile sognatore, qualunque cosa dicessi così su due piedi non sarebbe sufficiente a far capire la grandezza a cui auspico. Desidero sicuramente essere Fabius, il ragazzo con i sogni in tasca ed il cuore bollente, che guarderà sempre il mondo con la fiducia di chi ha amato accogliere il dolore per crescere.

BEATRICE MANOCCHIO