Saman Abbas, uccisa dalla famiglia perché non voleva accettare il matrimonio combinato con un cugino

Si tratta di uno dei femminicidi più barbari del 2021, una giovane 18enne uccisa per mano della famiglia conservatrice. Il dramma è ancora un ricordo vivo per moltissime persone.

Saman Abbas uccisa dalla famiglia
Saman Abbas (Facebook) – YESLIFE.IT

Saman Abbas viveva in una cascina nelle campagne di Novellara, comune della provincia di Reggio Emilia, assieme alla sua numerosa famiglia che da diversi anni si era trasferita lì dal Pakistan per cercare lavoro e dare migliori possibilità ai figli.

La ragazza nell’estate del 2020 aveva confessato che la famiglia aveva deciso per lei un matrimonio combinato da celebrarsi a dicembre di quell’anno con un cugino connazionale in Pakistan. Ancora minorenne era quindi fuggita in Belgio per scappare alla furia della famiglia.

Aiutata dai servizi sociali, interpellati dopo la sua scomparsa, era stata convinta a tornare in Italia e a vivere all’interno di una struttura protetta dal 27 ottobre 2020. Il caso venne seguito da vicino dalla Procura per i minorenni di Bologna che ha vigilato su Saman fino all’11 aprile del 2021, quando lei decise di tornare a casa per riappacificare i rapporti con i genitori.

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Saman con il fidanzato Saquib foto
Saman con il fidanzato Saquib (Newsgo.it) – YESLIFE.IT

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Il padre di Saman, Shabbar Abbas, e la madre Nazia Shaheen nei mesi precedenti erano anche stati denunciati per “costrizione o induzione al matrimonio”. Un deterrente che però è valso poco per non indirli a ritentare la mossa nei confronti della figlia.

La ragazza dopo il suo ritorno a casa aveva avvertito che desiderava riappropriarsi del suo passaporto (in mano al padre) per andare via dall’Italia, ma quando i Carabinieri il 3 maggio si presentarono nell’abitazione con il decreto di perquisizione per ottenere il documento non trovarono Saman.

Lo zio Hasnain della giovane riferirono subito che Saman era partita per il Pakistan, immediatamente però fu aperta un’indagine per sequestro di persona.

Le telecamere di Milano Malpensa documentarono che i genitori erano effettivamente partiti per il Pakistan ma non vi era ombra della figlia con loro. Per loro il capo d’imputazione fu tramutato in omicidio ed occultamento di cadavere.

Le immagini di videosorveglianza poste vicino alla casa di Novellara, inoltre, mostravano che nella sera del 29 aprile, uno zio e due cugini di Saman, si aggiravano nella zona alle 19.15 con due pale e un secchio, un piede di porco ed un sacco azzurro.

Il padre di Saman dal Pakistan aveva fatto sapere che la figlia si trovava in Belgio, affermazione che però non convinceva gli inquirenti. Nel frattempo però venne interrogato il fratello più piccolo di Saman il quale aveva confermato che la sorella era stata uccisa per essersi opposta al matrimonio chiesto dai genitori.

Aveva anche spiegato che ad eseguire materialmente il delitto erano stati Danish Hasnain, zio 33 anni di Saman, ed i cugini Nomanhulaq Nonamhulaq e Ikram Ijaz.

Emerse allora anche che la ragazza aveva un fidanzato pakistano residente in Italia e con cui si frequentava da diverso tempo ma mai accettato dalla famiglia.

Le indagini portarono poi ad accusare proprio lo zio citato dal fratello 16enne di Saman. Infatti sul suo telefono era emerso un messaggio sospetto inviato il 30 aprile che spiegava che “un lavoro ben fatto” era stato eseguito, riferendosi quindi all’uccisone della nipote.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari imputò la famiglia per omicidio volontario aggravato da premeditazione e la “salvaguardia dell’onore al diritto di autodeterminazione di una persona“.

Saman ricerca del corpo foto
Saman ricerca del corpo (@fanpage) – YESLIFE

A settembre 2021 tutti gli indagati furono rinviati a giudizio, al momento però i genitori di Saman sono protetti dal governo del Pakistan e non rischiano l’estradizione in Italia. Il corpo di Saman non fu mai trovato.

 

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