Cosa accade quando si risulta positivi al coronavirus: le parole di un contagiato

Un uomo, contagiato dal coronavirus, ha rilasciato un’intervista telefonica attraverso la quale ha spiegato come sta vivendo questo particolare momento.

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(Getty Images)

Un momento drammatico quello che attualmente sta attraversando il nostro Paese. Le notizie si accavallano e la spasmodicità di voler conoscere i numeri dei contagi è sempre più pressante. Eppure, qualcuno si chiede mai dietro quei dati, dietro quegli aggiornamenti chi c’è? “Sono 5.583 i contagiati“. Si, ma chi sono? Come si chiamano queste persone? Come trascorrono le loro giornate? Se a qualcuno fosse rimasto un briciolo di umanità e fosse interessato a conoscere le risposte a queste domande, è il caso allora che legga la storia di un quarantenne risultato positivo al nuovo coronavirus.

Coronavirus, parla un uomo contagiato: “Una persona sana non deve preoccuparsi anche se contrae il virus

Ha quasi quarant’anni l’uomo, positivo al nuovo coronavirus, che dalla provincia di Pavia ha rilasciato un’intervista alla redazione de Il Giorno. La prima domanda riguarda come ha scoperto di aver contratto il Sars-CoV-2. “Era giovedì di due settimane fa. Alla sera – riferisce l’uomo a Il Giorno- mi sentivo molto fiacco. La mattina dopo sentivo dolori alle ossa. Ho pensato di avere l’influenza. Non la prendevo da anni, sono uno che non si ammala. Non ho misurato la febbre. Ho lavorato al computer. ‘Avrai il Coronavirus’, mi ha detto al telefono una collega. Una settimana prima ero andato a pranzo in una trattoria nel Lodigiano, fuori dalla ‘zona rossa’”.

Il quarantenne ha poi spiegato alla redazione de Il Giorno come ha deciso di comportarsi: “Mi sono subito allarmato un po’. Mi sono rintanato in casa e non facevo entrare nessuno. Ho chiamato il 112 e ho spiegato che cosa mi succedeva e che ero stato nella zona a rischio. ‘La richiamiamo’. Sono passate delle ore. Ho richiamato. Risposta: ‘Le facciamo sapere’. Ho passato la giornata di venerdì – riporta Il Giornoaspettando una telefonata che non è arrivata. Ho chiamato ancora sabato mattina poco dopo le undici. Stessa risposta: ‘La richiamiamo’. Cominciavo a sentire anche un peso al petto“.

La preoccupazione ha iniziato, ovviamente a salire. L’uomo ha parlato degli attimi drammatici vissuti: “Mi sono preoccupato un po’. Anche in televisione proseguiva il bombardamento delle notizie. ‘Cosa faccio, mi sono detto, sto a casa a morire? Vado a farmi visitare’. Alle undici di sabato sera mi sono messo la mascherina che avevo in casa, mi sono disinfettato le mani con la boccettina di alcol che tengo sull’auto, sono salito in macchina – riporta Il Giornoe sono andato all’ospedale di Varzi. Ho suonato. ‘Guardate, ho l’influenza e sono stato nel Lodigiano’. ‘Stia lì. Ci attiviamo per aprire la procedura’“.

L’uomo racconta allora che i sanitari hanno attivato il protocollo di sicurezza: “Tampone e analisi del sangue. La notte al pronto soccorso, che notte… Verso le 11 di domenica mi hanno detto che ero positivo“.

Coronavirus, cosa accade dopo che viene accertata la positività

Emozioni contrastanti per il quarantenne, nel quale a prevalere era di certo la paura. “Un po’ spaventato. Ma ero anche tranquillo. La febbre era sparita. Ancora un leggero appesantimento al petto. I dolori alle ossa c’erano. Per il resto stavo bene. Avevo – prosegue l’uomo stando a quanto riporta Il Giorno- una certa preoccupazione per la trafila, l’iter che avrebbe coinvolto parenti, amici, conoscenti. Questo mi spaventava. Mi hanno detto che mi avrebbero portato a Pavia. È passata un’ora e mezza. Mi hanno comunicato che i sintomi erano leggeri e mi mandavano a casa. Mascherina, tunichetta verde da chirurgo e calzari. Sono salito in auto e sono tornato a casa“.

Ma oggi, quest’uomo cosa fa? Come trascorre le sue giornate? “Mi hanno dato ventiquattro giorni di isolamento a casa. Passato questo periodo, qualcuno mi attesterà che sono guarito. Ha chiamato l’Ats di Pavia. Mi faranno un tampone. Se sarò ok – riporta Il Giornome ne faranno un altro. Se andrà bene anche il secondo, vorrà dire che sono guarito“. Ed ancora: “Lavoro al computer. Un po’ di televisione. Ho il giardino per prendere una boccata d’aria. I primi giorni li ho passati a inviare messaggi. La voce si era sparsa. Mi hanno cercato amici che non vedevo da dieci anni“.

Ma c’è un messaggio che l’uomo vuole lanciare: “In paese ci conosciamo tutti. Non penso ci sia un timore generale. Una persona sana non deve preoccuparsi anche se contrae il virus“.

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