Intervista a Pietro Orlandi: “Sono sicuro di scoprire cosa è accaduto ad Emanuela” – VIDEO

Pietro , fratello di Emanuela Orlandi la ragazza scomparsa 37 anni fa, ha rilasciato un’intervista riguardo al caso che ancora oggi è pieno di interrogativi.

emanuela orlandi
caso orlandi (getty images)

Sono passati 37 anni da quel 22 giugno 1983. Emanuela Orlandi aveva solo 15 anni quando non è stata più ritrovata. All’inizio poteva sembrare un comune allontanamento volontario da casa di un’adolescente, ma presto divenne uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana, che coinvolse lo stesso Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l’Istituto per le opere di religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi.

La reale natura dell’evento non è mai stata definita. Noi abbiamo avuto la fortuna di fare qualche domanda al fratello Pietro che si è mostrato disponibile nel raccontare l’evoluzione e le ipotesi che fanno da cornice al caso.

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A che punto siamo per le indagini sulla scomparsa di sua sorella Emanuela ?

In procura le indagini sono ferme perché nel 2015 è stata fatta richiesta di archivio da Pignatone, l’ex capo della procura di Roma, tale richiesta è stata accettata e quindi il caso è stato archiviato. In Vaticano non l’hanno mai aperto il caso. Noi abbiamo fatto tantissime istanze. Noi continuiamo perché secondo me è un dovere da parte loro visto che Emanuela è una cittadina vaticana. Io sono convinto che all’interno del Vaticano sappiano la verità ed è evidente che se dopo 37 anni hanno tenuto questo atteggiamento c’è qualcosa che pesa sull’immagine della chiesa.

emanuela orlandi
emanuela orlandi (getty images)

Secondo lei come sono andate realmente le cose?

Questa è una domanda che mi faccio da tanto tempo. Io faccio sempre riferimento alle ipotesi principali: l’ipotesi economica, politica e quella a sfondo sessuale. Ma non significa che ognuna è separata dall’altra. Io penso che Emanuela Orlandi non può essere l’oggetto di un ricatto enorme. Evidentemente chi ricatta, perché secondo me c’è chi ricatta ancora, è perché dietro alla vicenda c’è qualcosa di più forte. Emanuela è stato sicuramente un ricatto mediatico. Il ricattatore ha l’oggetto in mano, le prove di qualcosa di molto più forte.

22 giugno 1983, ci racconta quel giorno?

Io mi rivedo le immagini dal primo giorno ad oggi come tanti fotogrammi di un film. Quel giorno è stato brutto perché io l’ultima volta che ho visto mia sorella ci ho litigato, una discussione che di solito capita tra fratello e sorella.

Secondo lei  il Vaticano ha dei complici?

Io quando parlo di Vaticano io non mi riferisco a tutto lo Stato. Parlo di alcuni del passato e di alcuni del presente. C’è qualcuno che è complice solo per il fatto di tacere. Io per mia convinzione, anche se non ho le prove, penso che ci siano anche delle responsabilità vere e proprie da parte di personaggi all’interno del Vaticano. Al di fuori sicuramente hanno avuto l’aiuto di qualche manovalanza. Si parla di De Petis. Ma anche nello Stato c’è stato qualcuno che ha avuto il ruolo di manovalanza.

 “Scomparsi “ , format di Sky che ha avuto molto successo . Lei racconta i casi più oscuri di persone scomparse che, a distanza di anni, rimangono ancora insoluti. Incontrando famigliari e testimoni, Lei cerca di ricostruire le varie vicende. Come è nata questa sua collaborazione?

Io ho sempre pensato a queste persone incontrate alle manifestazioni che facevo sia per Emanuela che per altre persone scomparse. Io ho la possibilità di raccontare e mi dispiaceva che per tante famiglie non fosse così: sia perché da un punto di vista mediatico non avevano risalto, sia perché gli inquirenti non facevano nulla o per altri motivi. Secondo me in qualche modo andavano aiutate. Il programma è nato dopo aver incontrato quella che poi è diventata la regista Alessandra Bruno. Io lo faccio molto volentieri soprattutto perché quando parlo con queste persone noto che sono contente di farlo, perché ognuno ha voglia di raccontare quello che è successo al proprio caro sperando che possa accadere qualcosa…ci sono persone che vivono aspettando che arrivino segnali. Quando ci si trova in questa situazione, almeno per me, si sente la necessità di aiutare qualcun altro. Noi viviamo continuamente alla ricerca di quella felicità, serenità che avevamo prima e che adesso facciamo finta di avere.

Vive queste storie con grande passione. C’è una vicenda che l’ha colpita in modo particolare ?

Ce ne sono diverse. Quelle chi mi colpiscono di più sono quelle che vengono aperte e archiviate il giorno dopo. Non si ascoltano parenti, amici…e ce ne sono tante. Parlando con le famiglie, esse mi ripetono: “Stanno lavorando, stanno lavorando”. Un’altra che mi ha colpito quella di Federica Farinella. La ragazza è sparita all’interno del giardino di casa. Mi ha colpito perché è assurdo sparire da un momento all’altro, a prescindere dalle motivazioni.

Continuerà con questo tipo di collaborazioni ? Il format finito il covid andrà avanti?

Non lo so, questo dipende dalla produzione. Io lo riprenderei volentieri perché tante famiglie mi hanno chiesto di raccontare la loro storia.

Qual è la cosa che ti ha fatto più male della storia di Emanuela?

L’elenco sarebbe lungo ma quella che mi è rimasta in mente è accaduta nel 93 quando eravamo convinti di andare a prendere Emanuela in Lussemburgo. Erano arrivate delle foto di “Emanuela” chiusa dentro un convento. Noi siamo partiti per andare a prendere mia sorella. Ricordo il viaggio, le avevo fatto anche il regalo, mi immaginavo l’incontro dopo 10 anni. Hanno portato mia madre in una stanza dove c’era questa ragazza, io aspettavo solo che aprissero quella porta. Poi mi è bastato un secondo, quando ho visto mia madre uscire e lì ho capito che non era Emanuela. Quell’evento è stato peggio della prima volta.

Vuole lanciare un nuovo appello alle istituzioni ?

Avere il coraggio di dire la verità. Perché la verità – come diceva Gesù Cristo – rende liberi.

pietro orlandi
orlandi (getty images)

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Beatrice e Michele