Influencer, nasce il primo sindacato di categoria nel Regno Unito

Anche le influencer hanno un sindacato. La notizia arriva dal Regno Unito dove alcuni rappresentanti di imprenditori digitali inglesi si sono riuniti in una associazione di categoria

Influencer (GettyImages)
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Le influencer fanno squadra e da oggi anche loro hanno un sindacato che le tutela. Un mondo che sta prendendo sempre più piede in questi anni quello degli influencer, pedina a volte scomoda per le persone comuni ma asso nella manica per il mercato e i grandi brand.

L’iniziativa parte qualche tempo fa da alcune instagrammer inglesi che hanno fondato The Creator Union (Tcu), il primo sindacato di categoria per supervisionare i contratti formali tra aziende e influencer, l’utilizzo di contenuti corretti ed evitare pratiche discriminatorie. Il Tcu si unisce all’American Influencer Council (Aic), associazione di categoria no-profit americana inaugurata a giugno scorso da 12 influencer – in particolare quelli di colore – con lo scopo di garantire un ambiente lavorativo più equo.

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Secondo Vogue Business entro il 2022 il mercato dell’Influencer Marketing dovrebbe raggiungere un giro d’affari di 15 miliardi di dollari (circa 13 miliardi di euro).

Le collaborazioni tra le aziende e le instagrammer sono gestire in questo momento da diverse agenzie specializzate ma spesso alcune categorie non sono adeguatamente rappresentate e sussistono evidenti differenze salariali, in particolare le comunità black e Lgbtq (come ha denunciato l’account indipendente @influencerpaygap). La nascita di questi sindacati si propone di rendere più trasparenti i rapporti con le aziende in caso di contratti poco chiari o non soddisfacenti per le parti in causa.

Nasce il primo sindacato di categoria per le influencer

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Aic tratterà anche con la Federal Trade Commission, affinché riveda le proprie linee guida, che solitamente sono aggiornate ogni 10 anni: un lasso di tempo troppo lento per modelli di business in costante evoluzione e crescita come quelli legati ai social network. Ad esempio le attuali linee guida americane non prevedono alcuni riferimenti ai contenuti adv condivisi attraverso il recente TikTok.

Quali sono i vantaggi per le aziende? “Le influencer spesso lavorano senza contratti quindi non hanno protezione o tutela sui pagamenti e la proprietà intellettuale. Essere influencer è ormai una professione riconosciuta e ha il diritto di essere tratta come tale nel mercato del lavoro. Avere regolamentazioni standard può solo elevare il settore”, ha dichiarato Maddie Raedts, fondatrice dell’agenzia di influencer marketing Ima, che collabora con brand come Tommy Hilfiger e Diesel.

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Aic entro il prossimo anno punta ad allargare la propria influenza su altri 15 membri mentre Tcu vuole assistere le influencer, sia quelle più riconosciute che quelle micro, servendosi di interrogazioni legali da parte del governo centrale.

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