Coronavirus Italia | Zangrillo | ‘Col Covid conviveremo a lungo’

Alberto Zangrillo, nota figura medica dell’ospedale ‘San Raffaele’ di Milano, esprime la propria opinione sulla situazione Coronavirus Italia.

Coronavirus Italia Zangrillo
Coronavirus Italia Zangrillo Foto dal web

Aggiornamenti Coronavirus Italia, parla il professor Alberto Zangrillo. Nel corso di una intervista concessa al Corriere della Sera il primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale dell’ospedale ‘San Raffaele’ di Milano ribadisce una sua convinzione. E cioè che con il Covid-19 ci dovremo convivere.

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Attualmente siamo ancora in fase di adattamento, mentre i numeri attuali del contagio, che sfiorano i 12mila in Italia, mostrano Milano e la Lombardia a detenere ancora una volta il triste primato di nuovi infetti. “Non è una catastrofe, ora siamo molto più preparati ma bisogna reagire con lucidità. Ma è innegabile che in quello che è il quadro attuale Coronavirus Italia centrino anche tanti atteggiamenti di irresponsabilità diffusa. Nonostante la maggior parte degli italiani abbia rispettato le regole, sia tra i giovani che tra i meno giovani”. Sarà inevitabile dovere stringere ancora i denti, anche se non ci dovrebbe essere un lockdown totale come quello vissuto tra marzo e maggio 2020. Si fa affidamento sul buonsenso dei cittadini, sperando che un maggior numero di persone rispetti le norme di protezione ben note.

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Coronavirus Italia, Zangrillo: “Servono più figure professionali”

 

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In Lombardia poi, secondo Zangrillo, la situazione inerente al numero di posti letto risulta essere ancora sotto controllo, nonostante i tanti contagi e ricoveri. Merito di una migliore risposta alle terapie, rispetto ai mesi iniziali della pandemia. Un altro aspetto importante è mandare in ospedale solamente chi ne ha bisogno. Se qualcuno accusa febbre ed altri sintomi riconducibili al Covid, dovrebbe restare in isolamento domiciliare per due settimane. Nel caso in cui le condizioni dovessero aggravarsi, si consiglia di consultare il proprio medico di base. Il quale sceglierà se optare per un ricovero o meno. Infatti proprio Zangrillo afferma che almeno il 30% degli ingressi in Pronto Soccorso potrebbero limitarsi a cure a casa.

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Ma da tutto questo il professore dice che bisogna trarre un insegnamento. E cioè che c’è bisogno di più figure professionali nel settore sanitario, tra rianimatori, infettivologi e immunologi. “Solo i macchinari non bastano”. Così come non occorre mai effettuare tagli sulla Sanità.

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