Antonello Ieffi, condannato l’imprenditore delle mascherine

Condanna per Antonello Ieffi, l’imprenditore delle mascherine, a due anni e mezzo di carcere per turbativa d’asta.

 

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Antonello Ieffi deve scontare due anni e mezzo di carcere. L’accusa è di turbativa d’asta ai sensi dell’articolo 353 del Codice Penale, secondo il quale “chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti.” Il reato si sarebbe consumato nell’ambito di una gara indetta da Consip – società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze – avente ad oggetto l’acquisto di mascherine che non sarebbero mai arrivate – secondo l’Accusa – in Italia.

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Antonello Ieffi, l’arresto in pieno lockdown

Antonello Ieffi
Mascherine chirurgiche (foto dal web)

La società aveva garantito con Accordo l’arrivo dei primi 3 milioni di mascherine nei tre giorni successivi dall’ordine. Proprio la Consip denunciò il fatto in quanto lamentava delle anomalie nell’iter della gara d’urgenza attivata per l’approvvigionamento dei dispositivi. 

L’imprenditore, tratto in arresto proprio durante il lockdown il 09 aprile, il mese dopo fu scarcerato. La gara di appalto oggetto di accusa ammonta a 15,8 milioni di euro. Forte l’intervento dei legali dell’imputato – Andrea Coletta e Ivano Chiesa – i quali hanno spiegato: “Il nostro assistito, dipinto come il truffatore che, in spregio delle esigenze dei cittadini, avrebbe fatto finta di avere le mascherine, facendosi dare i soldi dalla Consip, è stato assolto proprio da questa accusa, perché evidentemente le mascherine c’erano”. “Ieffi non ha mai preso un euro. Resta la turbativa d’asta perché non era stato dichiarato che c’erano dei debiti fiscali che impedivano all’azienda di partecipare alla gara”.

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Antonello Ieffi
Tribunale Roma (foto dal web)

Assolto l’imputato dal reato di inadempimento di contratti nelle pubbliche forniture in quanto – secondo il Giudice in composizione monocratica di Roma – il fatto non sussiste. 

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