Negazionisti: Gallavotti spiega come funziona il loro cervello

L’editorialista de Il Messaggero, Barbara Gallavotti, spiega a DiMartedì come funziona il cervello dei negazionisti

cervello dei negazionisti secondo gallavotti
Cervello (Getty Images)

Nel cervello dei negazionisti accadrebbe qualcosa di non molto diverso da ciò che accade in caso di demenza: la ricezione, da parte del cervello che si occupa del razionale, di informazioni non veritiere che occorre far quadrare. E’ quanto sostiene il neuroscienziato Bruce Miller e che la Gallavotti ha spiegato durante la trasmissione DiMartedì.

L’editorialista, nonché divulgatrice scientifica e consigliere per il coordinamento scientifico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, ha tentato di spiegare cosa scatti nella mente di chi nega l’esistenza del Covid19; sottolineando come gli Stati Uniti, nonostante le notevoli risorse, abbiano affrontato e tuttora affrontino peggio la situazione rispetto ad altri Paesi più poveri.

Negare l’esistenza del Covid19, infatti, significa negare la realtà e questa negazione – spiega la Gallavotti – corrisponderebbe al soddisfacimento di un bisogno: quello di trovare delle possibili soluzioni

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Gallavotti: i negazionisti affronterebbero la realtà così

cervello dei negazionisti secondo gallavoti
Proteste (Photo by Sandy Huffaker/Getty Images)

Nel corso della trasmissione DiMartedì, Barbara Gallavotti ha spiegato come ragionano i negazionisti del coronavirus. Si tratterebbe di un processo non molto diverso da quello che interviene in alcuni casi di demenza, quando il cervello riceve delle informazioni errate. Ad affermarlo il neuroscienziato Miller e le riviste delle associazioni mediche americane.

Sebbene agiscano in buona fede, sostiene l’editorialista, i negazionisti sono pericolosi in quanto distorcono la realtà: questo sarebbe il modo, adoperato da qualcuno, per affrontare una situazione tutt’altro che semplice.

cervello dei negazionisti secondo gallavoti
(Getty Images)

I negazionisti – spiega l’editorialista de Il Messaggero – spesso tutt’altro che ignoranti e persone di cultura, affronterebbero dunque così il problema pandemico che stiamo vivendo in questo periodo.

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