Cina, mondo dello spettacolo: “basta talent show e artisti effemminati”

Stanche della nuova estetica maschile, le autorità di Pechino impongono la visione conservatrice in linea con il Partito.

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Televisione (Getty Images)

Stanche della nuova estetica della mascolinità, influenzata in parte dalla cultura pop sudcoreana, le autorità cinesi hanno deciso di imporre nuove limitazioni nel mondo dello spettacolo e dell’informazione. A riferirlo è la BBC: dopo i videogiochi, il governo di Pechino prende di mira anche il mondo dei media. Gli schermi della Repubblica Popolare proibiscono pertanto la trasmissione di talent show e uomini effemminati.

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Cina: la discriminazione in nome della tradizione

 

 

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Oltre a bandire da Internet diverse star cinesi recentemente colpite da scandali simili o accusate di corrompere i giovani difendendo il consumismo; da mercoledì 1 settembre i nuovi bersagli sono gli “uomini effeminati.”

Le nuove regole del governo cinese si scagliano contro la neonata percezione dell'”uomo femmineo“, una cultura indegna e immorale secondo i comunicati delle autorità locali. Lo scopo di Pechino è vincere qualsiasi forma di influenza esterna per riconcentrare al meglio i giovani su una linea di condotta più tradizionale; in linea con il Partito Comunista. Il successo dell’iniziativa prevede pertanto nell’esclusione di qualsiasi forma di alterità. Dal grande sipario televisivo, l’ostracismo si percuote anche negli schermi più contenuti degli smartphone, dei tablet e dei pc.

L’amministrazione cinese della televisione e della radio ha rilasciato una dichiarazione in cui giustifica la decisione risolutiva: “intendiamo promuovere con forza l’eccellenza della cultura tradizionale cinese […] e della cultura socialista avanzata. In breve, le nuove normative delle autorità locali mirano al riposizionamento giovanile nell’ottica della visione del Partito Comunista, allontanando il pubblico da potenziali “distrazioni amorali”, tra queste primo in classifica resta il divieto di aspetti femminili su uomini e celebrità mediatiche: rappresentazioni considerate dal governo come complici del calo della natalità:  “non incoraggiano i giovani alla virilità.”

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Televisione – Pixabay

In questo scenario discriminatorio, le emittenti cinesi ribadiscono: i media locali “non sono autorizzati a trasmettere programmi che sviluppino idoli e creino tendenze volte a influenzare negativamente i giovani. […] Serve energia positiva.”

Fonte BBC