Mario Draghi, colpo a Lega e M5S: il Premier sceglie la neutralità

Il Premier Mario Draghi continua a mantenere la sua linea di neutralità: e se da un lato scontenta un partito, dall’altro tenta poi di riequilibrare le posizioni.

Mario Draghi
Il premier Mario Draghi (Getty Images)

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi non scontenta nessuno, o meglio se lo fa non bada al colore del partito. Il Premier dopo aver escluso la Lega dal tavolo tecnico che si terrà prossima settimana sulla finanziaria, dall’altro ha sconvolto il Movimento 5 Stelle approvando un decreto atto a contrastare le frodi sul 110%. Una politica fatta di convinzione e non di appartenenze.

Mario Draghi, la via della neutralità: bilanciamento tra i partiti

Giancarlo Giorgetti
Il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (Getty Images)

Il premier Draghi ha ben compreso che quello attuale è un momento delicatissimo a livello politico. La questione Quirinale rappresenta uno dei tanti tasselli che rendono il puzzle tale.

E per tale ragione, stante la levatura che lo caratterizza il Premier calibra bene le sue parole, fa discorsi diplomatici e non si sbilancia. Anzi assume scelte solo in virtù della loro effettiva utilità, senza badare alle appartenenze politiche.

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Dopo aver chiuso le porte alla Lega, riporta Repubblica, al tavolo tecnico che si terrà martedì sulla manovra finanziaria, ha sconvolto il Movimento 5 Stelle approvando un decreto contro le frodi sul superbonus. La richiesta dei pentastellati di snellire la procedura è stata rigettata da Draghi il quale ha sottolineato come bisogna scongiurare che questi bonus edilizi ricalchino in negativo quanto accaduto negli anni ’70.

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Un quadro che ben fa comprendere come la politica di Draghi si curi solo del risultato senza farsi condizionare dai convincimenti dei vari schieramenti.

Il Presidente del Consiglio procede dritto per la sua strada. Basti pensare alla “nuova” manovra, così definibile perché il testo sarebbe diverso rispetto a quello approvato in Cdm lo scorso fine mese, e che, peraltro, non avrebbe preso in considerazioni esplicite richieste avanzate dai partiti di maggioranza e senza ripassare dal Consiglio peraltro. Una scelta che ha scosso gli animi anche di quelli più fedeli alla linea Draghi, come Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo avrebbe espresso non poche remore sulle modalità di attuazione di questa rivoluzione del testo. L’ex numero 1 della Bce non scende a compromessi e pare proprio non essere intenzionato a lasciarsi trascinare nelle lotte opposizione/maggioranza.

Mario Draghi
Il premier Mario Draghi (Getty Images)

Così come non intende finire nelle spire del toto-Quirinale. Avendo capito che gli schieramenti ora sarebbero in fermento ha colto, riferisce Repubblica, l’occasione per lanciare un velato messaggio durante l’inaugurazione di un portale contenente le opere di Ugo La Malfa. Parla di quello che sarebbe adesso il rischio maggiore, ossia il “non-governo” a cui invece bisognerebbe opporre “il coraggio delle riforme economiche e sociali“.