Giornata internazionale contro l’Aids: una grande sfida resta aperta

Esattamente 40 anni fa le diagnosi sui primi casi, ma nella lotta pluriennale contro l’Aids una grande sfida resta ancora aperta.

Giornata internazionale contro l'Aids: una grande sfida resta aperta
aids getty images

Dal 1981 il 1° Dicembre è la giornata internazionale interamente dedicata alla lotta contro l’Aids. Esattamente 40 anni fa, i primissimi casi di pazienti infetti da HIV; ma in questa lotta pluriennale una grande sfida resta ancora aperta: l’ha lanciata l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’obiettivo fissato a livello mondiale mira a sconfiggere l’epidemia entro il 2030.

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40 anni di lotta: una sfida ancora aperta

 

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Conosciuta anche come sindrome da immunodeficienza acquisita, l’Aids è una malattia del sistema immunitario causata dall’infezione virale dell’HIV. Sono passati esattamente 40 anni dalla scoperta e diagnosi dei primissimi casi di Aids. Da allora, il progresso scientifico ha riportato risultati straordinari, consentendo di trattare l’HIV alla stregua di altre malattie croniche. Nonostante il salto decisivo, dall’iniziale disperazione alla speranza e alla cura di oggi, il domani è ancora in costruzione. “La lotta non è ancora conclusa” – ha evidenziato Roberto Cauda, direttore di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Oggi non si muore più di Aids se trattata in tempo grazie ai farmaci disponibili sul mercato, ma il traguardo è ancora lontano: non è ancora possibile eradicare l’HIV dall’organismo.

Così, resta aperta la sfida lanciata dall’OMS: sconfiggere l’epidemia entro il 2030. La situazione è migliorata, ma non sanata del tutto. Il quadro che emerge oggi è drammatico: dal 1981 si stima che la malattia abbia colpito 78 milioni di persone; 35 milioni i decessi legati all’Aids, di cui 45.000 vittime solo in Italia. Dopo tutti questi anni a pesare davvero è l’inesistenza di un vaccino economico, efficace e sicuro; assenza dovuta non solo alla mancanza di volontà socio-politica, tradotta in investimenti sempre più scarni; ma soprattutto alla complessa natura del virus: “L’HIV muta rapidamente; molto più facilmente rispetto al Covid” – ha spiegato Olivier Schwartz, capo dell’Unità virus e immunità presso l’Istituto Pasteur di Parigi – “peculiarità che ostacola lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti.”

Ospedale
(Cezary Paweł – Pixabay)

Secondo le stime dell’Unicef nel 2020 almeno 310.000 bambini hanno contratto il virus dell’Hiv, vale a dire un bambino ogni due minuti.