Cannabis, il referendum è stato dichiarato inammissibile

La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis

Bocciato il referendum sulla cannabis. Non si farà. La Corte Costituzionale lo ha dichiarato inammissibile. Il presidente della Consulta, Giuliano Amato ha chiarito le motivazioni: “Faceva riferimento a droghe pesanti e ci avrebbe fatto violare obblighi internazionali.

Referendum cannabis
Referendum cannabis (Getty Images)

Il quesito sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis è bocciato. Al suo interno veniva richiesta la cancellazione delle pene per chi si dedica alla coltivazione della pianta. Poche ore fa è giunta la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’inammissibilità del referendum.

Cannabis, bocciato il referendum

Referendum cannabis
Referendum cannabis (Getty Images)

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La decisione della Corte Costituzionale è stata confermata in conferenza stampa dal presidente della Consulta, l’ex premier Giuliano Amato che ha spiegato quali sarebbero le presunte motivazioni che hanno portato a questa decisione. “Non era un referendum sulla cannabis, ma su tutte le sostanze stupefacenti. Vi erano riferimenti a sostanze che includevano anche le cosiddette droghe pesanti. L’approvazione di tutto ciò ci avrebbe fatto violare numerosi obblighi internazionali.

La notizia arriva in concomitanza con quella del referendum sull’eutanasia, bocciato a sua volta. Il deputato Riccardo Magi presidente di+Europa e tra i promotori del referendum sulla cannabis ha espresso tutto il suo dissenso per le decisioni prese dalla Corte Costituzionale. “Buttati via due referendum su cui erano stati raccolti 2 milioni di firme e che avrebbero garantito maggiore partecipazione dei cittadini, riavvicinandoli alla politica” ha dichiarato Magi, criticando in particolare alcune delle motivazioni riportate e accusando i giudici di aver cercato ‘il pelo nell’uovo’ al fine di non approvare il referendum.

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Nei mesi precedenti, per arrivare al referendum, sono state raccolte dal comitato promotore oltre 600 mila firme dei cittadini italiani. Con l’approvazione del referendum si voleva arrivare a colpire le filiere di spaccio e le organizzazioni criminali che ne detengono il controllo. Gran parte dei cittadini si erano espressi a favore ma ciò non è bastato. Quello che è avvenuto è un duro colpo alla democrazia.