Simonetta Cesaroni: 32 anni dopo riapre il caso sul delitto di Via Poma

A 32 anni dal dramma si riapre il fascicolo sul Delitto di Via Poma: la Procura della capitale sta verificando una delle segnalazioni giunte agli uffici di piazzale Clodio. 

Sono trascorsi 32 anni dal Delitto di Via Poma. Oltre trent’anni di dubbi sulla morte di Simonetta Cesaroni, la 20enne uccisa a coltellate il lontano 7 agosto 1990. Un groviglio di mistero avvolge le mura del palazzo nel quartiere Prati di Roma. La struttura squadrata ubicata in Via Poma 2 è ormai nota non solo per la tragedia della giovane Simonetta, ma anche per un altro macabro femminicidio; quello di Renata Moscatelli, pensionata di 68 anni conosciuta come “la signorina”,  uccisa 6 anni prima; nel 1984.

Quello di Via Poma resta tra i Delitti più sentiti a livello nazionale. Il caso di Simonetta Cesaroni ebbe grande eco mediatico: il giallo della 20enne, a cui sono stati dedicati scritti e programmi televisivi, coinvolse l’opinione pubblica non solo della capitale, ma di tutt’Italia.

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Delitto di Via Poma: riapre il caso 32 anni dopo

Simonetta Cesaroni: 32 anni dopo riapre il caso sul delitto di Via Poma
Simonetta Cesaroni (Ansa)

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Riapre l’inchiesta sul Delitto di Via Poma: è di nuovo caccia all’assassino della giovane Simonetta Cesaroni. La ragazza, allora appena 20enne, è stata uccisa nel pomeriggio di martedì 7 agosto del 1990 con 29 coltellate: i colpi sono stati inferti in ogni parte del corpo con un tagliacarte. L’assassinio è stato commesso nell’appartamento della vittima, al terzo piano del palazzone squadrato e ombroso di via Carlo Poma 2, nella capitale. A 32 anni dal dramma, sul giallo non vi è certezza nonostante più di 20 anni di indagine e ricerca. Diverse piste e nomi di possibili indagati, ma ancora alcuna verità: il caso è oggi freddo come allora e sempre lontano dalla risoluzione definitiva.

Tra i nomi degli accusati all’epoca c’era quello di Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile, morto suicida ; poi Salvatore Volponi, il datore di lavoro di Simonetta; in seguito Federico Valle, il cui padre; ancora Raniero Busco, il fidanzato. Tutti gli indagati furono scagionati dai capi d’accusa.

A seguito di un esposto inviato ai pm in cui si avanza la pista di un potenziale sospettato, il fascicolo sulla morte della segretaria romana Simonetta Cesaroni si riapre a 32 anni dal caso. Al momento la Procura della capitale è mobilitata nella verifica di una delle segnalazioni inviate agli uffici di piazzale Clodio. Stando a quanto si apprende dalle comunicazioni ufficiali, il sospettato avrebbe fornito un falso alibi durante l’interrogatorio a inizio inchiesta, nel 1990. In merito, i procuratori di Roma hanno riaperto l’attività istruttoria ascoltando i testimoni dell’epoca: tra questi vi è anche Antonio Del Greco, l’allora dirigente della Squadra mobile di Roma che presiedeva all’indagine accanto a Ilaria Calò, lo stesso magistrato che sostenne l’accusa contro l’ex fidanzato di Simonetta.