Gatti, come possono danneggiare la biodiversità autoctona

Uno studio italiano dimostra che più di 200 specie animali sono oggi minacciate da un predatore comune: il gatto. 

Gatti studio minaccia biodiversità
(Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay)

Il nemico della fauna selvatica in questione potrebbe essere proprio il nostro micio. Qualche mese fa, il gatto è stato definito dall’Accademia polacca delle scienze come una specie invasiva che influenza negativamente la biodiversità autoctona. I gatti sono una fonte di rischio imprevedibile per la fauna selvatica. Diversi studi mostrano come la causa di morte di moltissimi uccelli e rettili sia riconducibile ai gatti, considerati ormai alieni all’ecosistema naturale.

I gatti: una specie aliena e invasiva

Gatti studio minaccia biodiversità autoctona
Cucciolo di gatto (Foto di Dim Hou da Pixabay)

L’origine del gatto domestico, o Felis catus, risale a diversi milioni di anni fa in Africa ed è il risultato di un incrocio tra Felis Sylvestris e Felis Lybica. L’incontro tra il gatto e l’uomo è avvenuto in Medio Oriente circa 10.000 anni fa; ma è in Egitto nel III millennio a.C. che nasce l’identità domestica del gatto. Tramite i contatti commerciali i gatti arrivarono in Grecia, per diffondersi poi in tutta Europa.

Potrebbe interessarti anche >>> Animali domestici e l’effetto pandemia: l’analisi

Nonostante le antiche origini, l’addomesticamento vero e proprio del gatto è piuttosto recente e risale a pochi secoli fa. Questo assunto da un lato spiega perché l’indole predatoria dei gatti sia ancora spiccata, dall’altro il fatto stesso di essere stato addomesticato porta a considerare il gatto una specie introdotta dall’essere umano e quindi non presente nella catena alimentare della fauna autoctona.

Potrebbe interessarti anche >>> Vipere in giardino, cosa fare in caso di avvistamento e di morso improvviso

Oggi nel mondo circa 650 milioni di gatti vivono con gli esseri umani, ricevendo nutrimento e cure. La sopravvivenza dei nostri felini non si basa più sulla caccia, ma, come è stato detto, il loro istinto predatorio è rimasto. I gatti, diventati una specie domestica dipendente dall’uomo e non programmata dalla natura, non vengono riconosciuti dalle altre specie come predatori. Le prede non possono evolversi in breve tempo per sfuggire a specie non autoctone e i gatti non possono reprimere i loro istinti.

La responsabilità insomma è quindi di noi esseri umani e siamo noi a dover cercare di indirizzare l’istinto felino dalla caccia di altri animali a un comportamento ludico innocuo. È consigliabile far giocare frequentemente i nostri gatti con giocattoli, palline e altri oggetti; in questo modo permetteremo loro di scaricare l’istinto predatorio.

I gatti domestici vengono inseriti dall’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, tra le peggiori specie invasive non autoctone del mondo. Si stima che in un anno nella sola Polonia i gatti abbiano ucciso circa 580 milioni di mammiferi e 136 milioni di uccelli. Negli Stati Uniti avrebbero contribuito all’estinzione di 63 specie di mammiferi, uccelli e rettili.

Per evitare l’uccisione di indifesi animaletti, un’indicazione da seguire (oltre quella di far giocare i felini con animali giocattolo) è tenere in casa i gatti, evitando il più possibile i loro tentativi di “evasione” nei giardini. Creando un ambiente confortevole per i nostri amici, questi non scapperanno. D’altronde permettere ai gatti di uscire rappresenta un pericolo anche per loro, dal momento che potrebbero farsi male o perdersi.

In fondo sono pur sempre una specie “aliena” alla natura: meglio che rimangano sul loro pianeta pieno di coccole e confortevoli divani.