Covid-19, la distinzione tra morire ‘con’ e ‘per’ Coronavirus

Covid-19, il bilancio giornaliero dei decessi vive della distinzione tra morti ‘con’ e ‘per’ Coronavirus: quello che c’è da sapere

Covid-19
Coronavirus Italia (Getty Images)

Lieve calo del trend di contagi giornalieri, in Italia, per il coronavirus. Non si arresta, tuttavia, la conta, purtroppo, dei morti. Anche ieri, più di 700 vittime, per un bilancio complessivo arrivato a 6820 decessi dall’inizio dell’emergenza. Un numero destinato ad aggravarsi, sul quale si dibatte su un aspetto particolare. Nel corso delle sue conferenze stampa giornaliere, il commissario della Protezione Civile, Angelo Borrelli, tiene infatti a specificare che si tratta di morti ‘con’ coronavirus.

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Covid-19, ‘con’ o ‘per’ coronavirus: facciamo chiarezza

Una scelta linguistica piuttosto precisa. Infatti si tende a evitare la definizione di morti ‘per’ coronavirus, che richiamerebbe maggiormente l’attenzione la malattia come causa principale delle morti. Si insiste infatti dall’inizio sulla maggiore mortalità in soggetti con altre patologie pregresse, come evidenziato dai resoconti dell’Istituto Superiore di Sanità sulla verifica dei decessi stessi. Andrebbe del resto considerato come il dato sulla mortalità, di poco inferiore al 10%, sia un dato ‘grezzo’, visto che alcuni dei morti dopo aver contratto il virus non risultano nei dati ufficiali. I conteggi dell’Iss avvengono in maniera successiva alle conferenze stampa e per questo Borrelli avrebbe spiegato di utilizzare la preposizione ‘con’ davanti al coronavirus, in attesa delle certificazioni finali. Qualcuno ha polemizzato sulla questione, asserendo che si faccia passare il messaggio implicito di persone che sarebbero probabilmente decedute lo stesso visto il loro quadro clinico. In realtà, è proprio il coronavirus nella maggior parte dei casi ad aggravarlo. Dunque, sarebbe forse più corretto parlare sempre, o quasi, di morti ‘per’ coronavirus.

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