SanPa. Parla il figlio di Vincenzo Muccioli: “Non è un documentario, è fiction”

SanPa. Il 2021 di Netflix si è aperto con un documentario su Vincenzo Muccioli e la comunità istituita per aiutare i tossicodipendenti. I ricordi del figlio

SanPa Vincenzo Muccioli
SanPa Vincenzo Muccioli – Instagram

Siamo alla fine degli anni ’70 e in un podere a nel comune di Coriano (provincia di Rimini) Vincenzo Muccioli fonda la comunità terapeutica per tossicodipendenti destinata a diventare successivamente la più grande d’Europa: San Patrignano.

La sua figura, per molti pazienti definita un riferimento, un porto sicuro, simbolo dell’uomo che è riuscito a strapparli alla morte, per altri è controversa a causa dell’uso di metodi violenti, da alcuni definiti “terrificanti” come percosse, catene e spedizioni punitive. Si parla di un periodo storico in cui l’eroina a basso costo era una piaga dilagante in Italia, un fenomeno che il governo non riuscì a tamponare ma che doveva essere contrastato con tutte le forze possibili.

Il colosso dello streaming Netflix ha dedicato a quest’argomento una docuserie che si articola in 5 episodi, dalla nascita della comunità fino al processo per l’omicidio di Roberto Maranzano, avvenuto all’interno di San Patrignano. SanPa, luci e tenebre di San Patrignano, questo il titolo, ha scosso pesantemente la coscienza pubblica.

Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, succedutogli alla direzione della comunità, ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera delle sue impressioni a riguardo.

Non era facile la vita all’interno della comunità. Ricorda di aver visto un ragazzo puntare un coltello nella pancia di suo padre quando aveva solo 16 anni. Non nasconde che si, di schiaffoni se sono volati all’epoca. Parla anche d’incatenamenti per non far scappare alcuni tossicodipendenti, era l’unico modo per salvare la loro vita e anche quella delle loro famiglie.

Parla di errori gravissimi commessi, fatti però con l’idea che la realtà di San Patrignano richieda atti estremi: “Quando parliamo di San Patrignano non parliamo della Caritas, con tutto il rispetto. Parliamo di un percorso drammatico di accoglienza di giovani, i tossicodipendenti degli anni ’80, che distruggevano le loro famiglie ed erano abbandonati dallo Stato.” Il contesto di alcuni pazienti era fatto di violenza, non era giusto gestirli allo stesso modo, era impensabile amministrare tante persone con la forza. “ Ecco, a proposito di fatti: la riprova di quello che dico sono le centinaia di bambini che i tribunali di tutta Italia ci diedero in affidamento” – sottolinea Andrea Muccioli.

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SanPa. Il figlio di Vincenzo Muccioli, Andrea: “E’ una fiction”

 

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Non ha accolto bene il documentatio SanPa, lo definisce una finzione creata ad hoc fatta per screditare la figura del padre. “Non lo definirei proprio un documentario. È pura e semplice fiction. Cerca l’effetto choc e crea più ombre possibili riguardo la figura del protagonista. Ci riesce benissimo, ma ne falsifica la storia, il pensiero e il modello”.

Si sofferma proprio su Vincenzo Muccioli, riconoscendo quali siano state le sue debolezze: “Voleva accogliere tutti incondizionatamente e ne ha pagato il prezzo. ‘Metto un letto a castello in più e ci arrangiamo’, diceva. Ha delegato anche persone impreparate a gestire ragazzi difficili”. Un rapporto il loro che non dev’essere stato facile. Vincenzo Muccioli nascose ad Andrea di sapere che Roberto Maranzano fosse morto in comunità. “Fu come se mi fosse scoppiata una bomba in faccia”.

Erano anche in contrasto sull’idea di aprire la comunità alla stampa. Il padre pensava che il potere mediatico avrebbe risolto parte dei problemi ma la pressione divenne troppo grande da gestire. “Alla fine si ammalò, e la depressione lo ha strangolato. ‘Devo morire io perché San Patrignano continui a vivere’, mi disse”.

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Andrea Muccioli spende parole di biasimo al grande accusatore durante il processo contro suo padre. Stiamo parlando del suo autista, Walter Delogu (padre della conduttrice radiotelevisiva Andrea), che registrò una cassetta in cui si smascherava il fatto che Vincenzo Muccioli fosse a conoscenza fin dall’inizio del delitto Maranzano. “Delogu non aveva altre capacità che guidare la macchina. L’errore più grosso fu quello di dargli una pistola, che usò per chiedere soldi a mia madre. È stato condannato per estorsione.”