Tornano i Tazenda, a YesLife: “La musica ci ha aiutato a resistere”

I Tazenda lanciano il loro nuovo album di inediti con un titolo in greco ispirato alla resistenza. A YesLife hanno spiegato il legame con questo periodo

Tazenda nuovo album
Tazenda (Domenico Rizzo)

Dopo una lunga assenza dalle scene musicali, tornano i Tazenda, la band rock etnica di origine sarda. Il gruppo composto da Gino Marinelli, Gigi Cameddra e Nicola Nite, che si è aggiunto nel 2013, lancia domani, 26 febbraio, il suo nuovo album, il 20esimo della loro carriera che arriva dopo l’ultimo datato 2012.

Nel mentre alcuni singoli, collaborazioni di rilievo con i Modà ad esempio, e molti spettacoli. I Tazenda hanno presentato in anteprima questo pomeriggio il loro album in conferenza stampa alla quale eravamo presenti anche noi di YesLife.

Si chiama “ANTÌSTASIS” il loro nuovo disco nel quale si incontrano tradizione e innovazione. 11 brani in lingua sardo-logudorese e italiano che mettono al centro la musica, quella che per la band è il motore di tutto, perché significa divertimento. “L’elemento è sempre uno, la musica che si evolve – ci hanno tenuto a precisare – Ci siamo presi tanto tempo per fare questo album ma abbiamo pensato come sempre a divertirci”. Un album variegato che mescola la tradizione con il rock più assoluto, spaziando nei generi più svariati, dal pop fino alla discomusic, pur mantenendo la tradizione che per i Tazenda significa una sola cosa: la Sardegna

“ANTÌSTASIS” è un disco nel quale si raccontano storie di vita comune tra debolezze, paure e speranze riposte nel futuro. Un nome in greco che significa “resistenza”. La band ha spiegato di aver scelto questo nome così particolare, evitando volutamente la parola in italiano, in quanto ha un sapore troppo politico. Ognuno però “può decidere come fare resistenza – hanno spiegato – una resistenza filosofia è la nostra per affrontare la vita e alla quale non abbiamo alternativa” hanno puntualizzato.

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Durante la conferenza stampa abbiamo avuto modo di confrontarci direttamente con i Tazenda ai quali abbiamo chiesto se il nome di questo loro album ispirato alla resistenza è stato anche frutto del difficile anno che abbiamo vissuto e come si stanno preparando a tornare sul palco, appena sarà possibile, per divertirsi, appunto, con il loro pubblico.

La risposta è arrivata da Gino Marinelli, componente e fondatore della band nata nel 1988 che ci ha spiegato come queste due nostre domande possano fondersi in un’unica spiegazione perché profondamente legate tra di loro.

“Prima di Natale era il momento più critico per noi – ci ha detto confidato Gino – venivamo da un agosto buono in Sardegna e in musica perché avevamo fatto alcuni concerti. Invece poi è arrivato un altro momento brutto di chiusura e siamo ripiombati così nella seconda depressione”. Ecco che così per salvarsi e resistere i Tazenda hanno decido di entrare in sala prove e iniziare a preparare lo spettacolo che faranno quest’estate e, in anteprima, domani sera sui loro canali social.

“Questo per noi è stato fondamentale perché ci ha ridato un posto nel mondo – ha spiegato ancora Gino – perché quando uno non lavora non solo non guadagna ma si sente anche inutile e si deprime. È una cosa inconscia, lo sappiamo che non abbiamo responsabilità ma ti senti male perché ti svegli la mattina e dici cosa faccio? Con la musica per fortuna possiamo lavorare da casa ed entrare in sala prove”. E’ stata questa per loro la salvezza: “Così abbiamo resistito e stiamo resistendo” ha aggiunto.

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E in merito al titolo del disco il fondatore della band ci ha spiegato che quando lo hanno scelto l’album era già finito ma quando “è venuto fuori questo titolo con questo senso abbiamo pensato che si legasse bene con il momento – ha puntualizzato – Molte volte diciamo di non nominare il Covid e di lockdown ma è obbligatorio farlo, anche con un accenno. Ecco che questo titolo serve anche per capire che questo è un disco nato in questo momento – ha concluso Gino – tra 10 anni avrà la sua ragione di essere esistito in questo momento anche grazie al titolo”.

 

 

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