Beppe Grillo, Carlotta Vagnoli a testa alta contro la cultura dello stupro

Carlotta Vagnoli parla a nome di tutte le survivors scagliandosi con forza e senza paura contro le ultime dichiarazioni di Beppe Grillo.

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Carlotta Vagnoli (Instagram @carlottavagnoli)

L’autrice ed attivista fiorentina, Carlotta Vagnoli, ha parlato a nome di tutte le survivors. Si è esposta più volte e con forza negli ultimi anni contro ogni forma di victim blaming ed ingiustizia. Ed oggi interviene puntualizzando e soffermandosi con particolare attenzione e sgomento con quello messo in atto nella giornata di ieri dal fondatore del “M5S”, Beppe Grillo. Una dichiarazione, spiazzante e piena d’ira, volta a giustificare un atto di violenza con ulteriore violenza verbale. Il punto della questione, può risultare ancora credibile ed accettabile una mossa del genere dall’italiano medio?

Un appello perciò, quello della Vagnoli, che fa da eco a tantissime altre umanità toccate da uno stesso destino di incomprensione ed altrettanto minimizzante. Incredibilmente latente ed ancora oggi troppo giustificata. Si tratta dell’affinata e spietata cultura dello stupro.

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Carlotta Vagnoli, coraggiosa: l’appello contro Beppe Grillo e victim blaming

 

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In seguito al recente intervento di Damiano, esponente dei “Maneskin“, scagliatosi contro l’esasperazione minimizzante e priva di lucido rispetto del politico genovese di fronte all’intera penisola, se non a tutto il mondo, tenterà di prendere invece in mano le redini della situazione, e nella maniera più degna possibile, la suddetta autrice toscana.

Sprezzante, provocatoria e senza paura: una donna in difesa della Donna. Ecco chi è Carlotta Vagnoli, colei che non ha bisogno di urlare per farsi sentire, perché a parlare sono anche le sue azioni. Nella spiegazione dell’esponente politico, nonché ormai noto cabarettista, esisterebbe un tempo specifico per poter denunciare uno stupro, al di là del quale la violenza attuata svenirebbe nel nulla, come se non fosse mai esistita. In Italia, ancora oggi, c’è un limite per sporgere denuncia. Peccato però, che nella realtà dei fatti, ogni donna impieghi del tempo, che può essere di un’ora come di anni, prima di comprendere e realizzare pienamente e realmente ciò che le è disgraziatamente accaduto.

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Dunque, l’unica plausibile risposta al quesito se: “Esista realmente un tempo giusto per poter denunciare una violenza?“, è “NO“. “Ci sono donne che continuano a fare la stessa vita di sempre, e dopo anni, di botto, realizzano il fatto“. Conclude Carlotta. Un no, dunque, che dovrebbe attenersi anche di fronte ad ogni tipologia di giustificazione e su qualsiasi forma di violenza. Esprimere solidarietà di fronte a tali comportamenti, oggi nel 2021, resterebbe ugualmente un crimine pericoloso.