Movimento no vax: una nuova aggressione verbale

Continuano gli episodi di aggressione da parte di alcuni esponenti no vax: questa volta è toccato a Matteo Bassetti

Nuova aggressione no vax
Matteo Bassetti (screenshot da Instagram)

Dopo l’aggressione dei giorni scorsi a due giornalisti, si aggiunge quella a Matteo Bassetti avvenuta lunedì scorso, durante il rientro dell’infettivologo dalle vacanze insieme alla sua famiglia. Un attacco verbale improvviso condito da minacce di morte ed insulti.

Per Bassetti non si tratta comunque di un episodio isolato: “è la settantesima denuncia che presenta il mio avvocato” – dichiara al Corriere della Sera. L’infettivologo, infatti, sarebbe già stato raggiunto da insulti e minacce, inizialmente via social e attraverso lettere anonime e telefonate. Si tratta – dichiara – “di veri e propri delinquenti, gestiti non si capisce bene da chi”.

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Matteo Bassetti: minacciato ed insultato dai no vax

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Ennesimo episodio di violenza verbale da parte dei no vax che ha colpito, questa volta Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova. “Ero appena rientrato con mia moglie e i miei figli da una breve vacanza in Sardegna — racconta – “Poi sono uscito per comperare certi piccoli sigari che ogni tanto fumo: c’è un tabaccaio, vicino a casa, aperto fino a tardi. Sto per rientrare e vedo su di me uno sguardo di persona che mi riconosce”.

Un uomo che ha iniziato ad insultare urlando: “I vaccini fatteli tu”; “ti ammazzo”». La reazione, spiega l’infettivologo, è stata quella di proseguire dritto e chiamare la Digos che, nel giro di pochi minuti, ha raggiunto l’aggressore: un quarantaseienne condotto immediatamente in Questura.

L’episodio si spiega facilmente con la posizione, a favore dei vaccini, assunta da Bassetti: “il vaccino anti Covid” – spiega –  è l’obiettivo principale che hanno scelto”. Si parla di “no vax” e dei “no green pass”, un gruppo insomma al cui “interno c’è un po’ di tutto” indipendentemente dall’orientamento politico.

Fenomeni pericolosi” – sostiene l’infettivologo –  che richiedono, quanto prima, l’intervento della magistratura e dello Stato.