Piero Mazzocchetti al Premio Ravera: “Viva la musica tradizionale italiana”

La nostra intervista ad uno dei tenori italiani più conosciuto a livello internazionale. Piero Mazzocchetti ci ha parlato dell’importanza del bel canto 

Piero Mazzocchetti
Foto da Instagram

Piero Mazzocchetti è uno dei tenori italiani più apprezzati e conosciuti a livello internazionale. Una carriera lunga 20 anni nella quale ha portato il bel canto in giro per il mondo. Un amore così forte quello per la musica e il canto che l’ha portato all’estero per poi ritornare nel Bel Paese facendosi apprezzare da tutti al Festival di San Remo con Schiavo d’amore classificandosi terzo e dà lì tante belle soddisfazioni tra le quali anche la partecipazione al talent di Rai 1 di Carlo Conti, “Tale e quale show”.

Questa sera Mazzocchetti sarà tra gli ospiti Premio Ravera: “Una canzone è per sempre” giunto alla settima edizione. Una serata in musica che celebrerà l’indimenticabile figura di Gianni Ravera che ha scritto numerose pagine della storia della musica e della televisione italiana. Noi di YesLife lo abbiamo raggiunto al telefono e con lui abbiamo parlato di musica a tutto tondo.

Un’estate di ritorno sulle scene, come è stato rivedere il pubblico e sentire il suo calore?

È stato davvero molto bello ed emozionante, noi del comparto dello spettacolo abbiamo sofferto molto. Quando ho fatto il primo concerto, ai primi di luglio, ho baciato le tavole del palcoscenico, come un tennista che vince e raccoglie un pezzo dell’erba di Wimbledon. La magia, per noi quei sapori, quegli odori delle tavole, del teatro, della mochette, ci sono mancati tanto come il calore del pubblico e l’interscambio emozionale tra loro e noi sul palcoscenico. Ogni applauso sembrava come fosse la conquista del primo amore, del primo bacio.

Questa sera sarai tra gli ospiti del Premio Ravera per ricordare chi ha scritto pagine importanti della musica italiana, una bella emozione?

Io sono un ambasciatore della musica italiana nel mondo e Ravera ha fatto molto, era uno di quei pochi, amanti e cultori dello spettacolo e della canzone. Credo che sia ben rappresentato su quel palcoscenico con una risposta trasversale, che sia al passo con i tempi ma che strizzi l’occhio anche a ciò che i grandi del passato come Ravera hanno dato alla musica.

Cosa ci regalerai sul palco, puoi anticiparci qualcosa?

Canterò Un amore così grande, un pezzo che è stato portato al successo da Pavarotti, Bocelli, io, Il Volo tutti coloro che hanno una certa vocalità e che vogliono comunicare anche ad un pubblico giovane che questo genere musicale non è solo ad appannaggio dei più grandi ma anche i giovani possono avvicinarsi alla lirica. Noi cerchiamo di fare questo genere musicale con tanto rispetto, soprattutto di chi, in passato, ha dato lustro a questi brani così belli, scritti da artisti di musica leggera. Se non ci fossero stati gli artisti del passato oggi non ci sarebbero quelli del presente e questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

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Sei uno dei grandi nomi del bel canto della nostra musica, in Italia e nel mondo. Ma secondo te perché all’estero c’è sempre maggiore apprezzamento per la lirica? Da parte dei giovani forse c’è un riavvicinamento?

Credo che ci si debba riavvicinarsi alla classica canzone italiana perché se Orietta Berti al Festival canta la sua bellissima canzone, che è una romanza, ed il pubblico è estasiato, e questa canzone poi dà la possibilità ad artisti come Fedez e Achille Lauro di cantare con lei, ci rendiamo conto che la melodia è parte integrante di un pezzo anche se parliamo di uno stile che è completamente diverso dal pop tradizionale italiano. Io, Il Volo, Bocelli, più che portare la lirica in giro per il mondo portiamo la musica tradizionale italiana.

Ravera ha firmato per tantissime edizioni il Festival di San Remo, tu hai partecipato nel 2007 arrivando terzo. Che ricordi hai? Si lavora già al tris di Amadeus, ha pensato ad una sua possibile partecipazione?

Non è facile, per noi artisti classici, fare San Remo perché i direttori artistici per il cast cercano nuove proposte, generi che siano all’appannaggio dei giovani, però ti dico la verità: quest’anno sto strizzando l’occhio. Ho dei brani che possono dare un contributo importante al palco.  Siamo noi che dobbiamo dare un contributo al palco e non il contrario. Io non ho la forza social di un rapper e non voglio averla ma ho un pubblico affezionato che mi segue perché sono coerente con il mio stile. Credo che si debba tornare a fare musica come si faceva una volta, in teatro. In questa fase post guerra chi ha forza e ha qualcosa da dire sul palcoscenico darà una grande risposta. Sono fiducioso sul fatto che tornerò al Festival, quest’anno o l’anno prossimo.

In estate ti abbiamo visto in una veste insolita affianco a Gabriele Cirilli, come è stato uscire un po’ dagli abiti che indossi solitamente, anche se la tua voce e il tuo stile escono fuori ugualmente?

Ci siamo divertiti tanto, io e Gabriele siamo due abruzzesi e questo è stato il leitmotiv per fare qualcosa insieme. È stato un momento di riapertura e per questo abbiamo fatto questo brano spensierato. Tutti ne avevamo bisogno. Credo però che un artista non esce mai dalle sue vesti perché la musica è straordinaria ma invece di mettere lo smoking ho messo un pantaloncino e un infradito. Spero che presto possiamo tornare insieme sul palcoscenico a fare qualcosa di simpatico.

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Piero Mazzocchetti
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Sei stato anche uno dei protagonisti di “Tale e quale show”, lo rifaresti? Cosa ti sente di dire ai prossimi protagonisti del talent?

Credo che “Tale e quale show” si possa fare solo una volta nella vita perché è un lavoro abnorme: uscire fiori dalla propria vocalità. Per me che sono un tenore non è stato semplicissimo ma Carlo ci teneva molto alla mia partecipazione perché era la prima volta che un tenore affermato a livello internazionale partecipava ad un talent e devo dire che me la sono cavata molto bene, ero sempre in alto in classifica ma purtroppo non ho potuto partecipare alla gara finale perché avevo dei concerti già programmati in Cina. Io auguro il meglio a tutti gli altri artisti. Carlo Conti è eccezionale, è un amico, il numero uno, il più grande professionista che abbia mai incontrato con la sua umiltà e serenità e di sicuro ci proporrà di nuovo un gran bello spettacolo.

FRANCESCA BLOISE