YesLove, se non puoi dirlo agli altri, dillo a noi! L’amore si è spento, non lo lascia perché teme lui possa fare gesti inconsulti

YesLove. Il segreto inconfessabile che non diresti nemmeno alla tua migliore amica. Il consiglio che (forse) non vuoi sentire ma è ciò di cui hai bisogno. Dillo a noi, scrivi a YesLife: qualcuno su cui contare

Cari lettori,

per la rubrica YesLove ci chiede aiuto Lolly. La sua situazione è davvero delicata. Prendiamone visione dalle sue stesse parole.

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Yeslove (Pixabay)

“Ciao, mi chiamo Lolly e ho 32 anni. Da 10 sto con un ragazzo e conviviamo anche. Tuttavia ormai da tempo la passione si è spenta, ci stimiamo ma non ci amiamo più. Io l’ho capito, lui non so… ho paura però a lasciarlo un po’ per abitudine, un po’ perché temo che si possa fare del male da solo, visto il tipo… e io non voglio sentirmi responsabile.

Cosa posso fare?”

YesLove corre in aiuto della nostra amica in difficoltà

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Yeslove (Pixabay)

Carissima amica,

immaginiamo che in questo momento ti possa sentire spaventata e in trappola, tuttavia è bene mettere il focus su alcuni punti determinanti.

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Il tuo messaggio è breve e lascia scoperte delle informazioni fondamentali. La prima riguarda il tipo di comunicazione che intercorre con il tuo partner. Non è chiaro, infatti, se questo tuo sentire d’insoddisfazione sia a senso unico o se anche lui, in fondo, provi la stessa cosa. Hai tentato un dialogo? Parli di stima e di un amore che ormai si è spento, situazione che sicuramente non piace a nessuna delle due parti.

Vorrei, però, soffermarmi sul termine “abitudine”. Stare con qualcuno perché da 10 anni è si è consolidata una routine di certo non è l’ideale ma aspettarsi il turbinio di emozioni che caratterizzavano la prima fase del rapporto è (permettimi) un po’ da ingenui.

Non sto dicendo che ci si debba adagiare sull’indolenza dei sentimenti ma, in un rapporto adulto, “innamoramento” e “amore” stanno su due piani diversi. Il primo è pulsione allo stato puro, il secondo, credimi, è forse meno frenetico ma più avvincente.

Dato per scontato che tu abbia provato a ricostruire una relazione ormai, ahimè, sfumata vorrei farti rendere conto che sei sotto un implicito ricatto. Di stampo morale ma di questo si tratta.

Tenere aggrappata una persona a sè facendo leva sul senso di colpa è meschino e controproducente; non genera empatia ma risentimento che non potrebbe far altro che crescere.

In genere passa l’idea che lasciare qualcuno significhi tagliare tutti i ponti: ma chi l’ha detto? Da ciò che emerge dalle tue parole sembra che il tuo partner viva una sorta di dipendenza affettiva che, di certo, non puoi essere tu a risolvere ingabbiandoti per sempre in un rapporto malato. Non svanire, afferma te stessa.

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Puoi stargli comunque accanto, senza continuare a essere la sua compagna. Dopo un fisiologico e giusto distacco, potresti spronarlo e aiutarlo a intraprendere un percorso psicologico affinché stia “in piedi con le sue gambe”, in modo da non aggrapparsi ad appigli esterni ma alla forza che solo dentro di sè potrà trovare.

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