Coop chiude i battenti nella nota città italiana: decine di lavoratori a rischio

I lavoratori di una delle filiali Coop più gettonate sul territorio sono ad alto rischio. Crescono i disagi legati alla chiusura del supermercato. 

Un ultimo appello da parte dei sindacati in queste ore si è concentrato sulla sorte di alcuni dipendenti di una delle secondarie filiali del marchio Coop sul territorio italiano. Sarebbero almeno 200 i lavoratori esposti al rischio di rimanere senza occupazione.

Coop chiude città italiana rischio
Coop (Instagram @coopitalia)

La principale richiesta dei sindacati, viste le problematiche burocratiche legate alla subordinazione della gestione dell’azienda, sarebbe quella di provvedere innanzitutto alla produzione di utili incentivi e sicurezze che possano far fronte alla difficile situazione richiamando al contempo l’attenzione della stessa catena di supermercati.

Coop chiude i battenti nella nota città italiana: decine di lavoratori a rischio

Coop chiude città italiana rischio
Coop (Instagram @coopitalia)

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Le prime testimonianze, riguardanti la chiusura del centro logistico situato in provincia di Frosinone, ad Anagni, hanno descritto nei dettagli la vigente situazione. Pare che la chiusura definitiva dei locali sia stata pianificata per il prossimo autunno 2022, e che il centro di distribuzione potrebbe essere trasferito nella città di Terni.

A differenza degli store Coop limitrofi, gli scaffali dell’Unicoop Tirreno di riferimento appaiono difatti già da tempo sprovvisti dei prodotti considerati di maggiore necessità per i cittadini del luogo.

Oltre alla denuncia pubblicata in queste ore dall’Unione Sindacale di Base, a riguardo del mancato sussidio destinato ai dipendenti dell’impresa, si sarebbe aggiunta anche quella dei disagi provocati da una gestione che apparirebbe altamente disinteressata ai diritti dei lavoratori.

Per tal ragione, dunque, i sindacati avrebbero richiesto l’attenzione del noto marchio Coop. Con la speranza che questo possa intervenire per migliorare le attuali sconvenienti dinamiche sorte in questi ultimi mesi.

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È una situazione che resterebbe tutt’ora controproducente. Specialmente qualora non si riuscisse a garantire un futuro dignitoso a ciascuna delle famiglie dei dipendenti impegnati all’interno del centro logistico. La precarietà è stata infatti, fino a questo momento, l’unica risposta a un impegno totale mostrato da parte dei suoi duecento dipendenti.