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Chiara, fresca, giusta Acqua

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Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Stavolta ho puntato in alto, addirittura il Cantico delle Creature . Sì perché sinceramente mi interrogo e non capisco: ma come è possibile che un bene GRATUITO come l’acqua sia divenuto qualcosa da scegliere al supermercato? Perché devo comprare l’acqua e la plastica e la carta e il tappo e il trasporto e il petrolio e la fatica di salire le scale (ah no, è gratis) quando a casa mia sgorga (come disse il governatore Bloomberg delle acque e dei rubinetti di New York) senza fatica, a costo pressochè zero e a impatto ambientale circa nullo… humile, pretiosa et casta?

Me lo son domandato, mi son dato una risposta. Bere è una necessità, soddisfa la nostra sete, mantiene il nostro equilirio psico-fisico, la temperatura corporea stabile, ci idrata. E, diciamolo, ci da piacere! Quindi è un’azione che serve e piace . Dal momento che serve ci siamo dati l’opportunità di avere acqua pulita e controllata in casa, in quantità, quantomeno qua da noi, apparentemente illimitate. E allora perché compriamo l’acqua, che è un bene di tutti, un bene comune? Lungi da me l’analisi di sociologia dei consumi o di marketing e pubblicità delle aziende imbottigliatrici (divenute colossi o controllati da colossi) che invitano al consumo delle loro acque. Libera azienda in libero Stato. Ma alla domanda che mi pongo voglio dare una risposta. E la risposta è semplice: non ha senso consumare acqua in bottiglia. Basta un po’ di senso critico, derivante da un approccio consapevole al consumo. La critica nasce dalla conoscenza, dall’informazione. Provo a condividerne un po’.

L’Europa consuma il 60% delle acque imbottigliate al mondo, l’Italia è prima in Europa e ci beviamo in media 110 litri di acqua imbottigliata a testa, all’anno. Normalmente un’acqua da supermercato è considerata migliore rispetto a quella del sindaco per il gusto o per la percezione che un’acqua in bottiglia sia più “sicura” e migliore in termini di purezza . Attenzione: è una credenza. La purezza e eventuali altre qualità benefiche per l’organismo sono gli asset, più o meno tangibili, che sceglie la comunicazione pubblicitaria a supporto delle acque in bottiglie. Quasi mai viene invece scelto il valore gusto (anche se ormai esistono o sommelier per l’acqua e l’abbinamento dell’acqua giusta rispetto al cibo che si sta per mangiare), anche se spesso il sapore o l’odore di cloro risulta essere un deterrente al consumo di acqua del rubinetto.

Risulta, dati economici, cioè di risparmio, dati legati al beneficio del consumo di un certo tipo di acqua (, pura, controllata, ricca di minerali…e anche gasata, se si vuole.) e infine, last but not least, dati ambientali alla mano che inequivocabilmente consumare l’acqua dell’acquedotto conviene.

L’acqua del rubinetto non è migliore de iure in termini di qualità (beh quasi, se stiamo alle ricerche), ma è migliore de facto, a parità di esperienza e di godimento provato nel bere, in quanto giusta . Tutti i gesti quotidiani, anche quelli abitudinari o necessari come bere, possono esprimere la consapevolezza con cui ci accostiamo a ciò che facciamo. Ed è possibile essere giusti in ogni gesto. Con giustizia intendo quel sentire che considera l’ambiente, l’uguaglianza, il benessere e il bene comune (ma anche le pari opportunità, l’accesso alla ricchezza monetaria, spirituale, culturale, i diritti e la dignità) al primo posto nel determinare cosa vivere, fare, essere.. e cosa no.

A livello economico, l’acqua in bottiglia costa fino a 1000 volte di più. 40 centesimi di euro è il costo di mille litri d’acqua, un metro cubo. 40 centesimi di euro è anche esattamente la media del costo di un litro d’acqua imbottigliata. Calcoli alla mano sulle medie europee/italiane sudette, e considerando un nucleo famigliare di quattro persone, sono 440 litri a nucleo che bevuti in platica fa una cifra, media, di 176 euro all’anno 176 euro per 440 litri, contro 0,40 centesimi per 1000 litrii! E questo è solo per il costo economico diretto al nostro portafoglio. Un salasso per un bene…gratuito!

Sento già delle obiezioni – non sul prezzo eh – che si spostano dall’economico all’esperienza della bevuta. Mio padre qualche tempo fa mi disse “hai ragione, costa, ma l’acqua del rubinetto non ha i palloncini (ovvero le bollicine della gasatura come le chiama lui)”. Oppure ricorrono altre obiezioni:“costa, ma l’acqua del rubinetto è dura”, “costa, ma l’acqua del rubinetto puzza di cloro”, “costa, ma l’acqua del rubinetto non è pura”. Tutto vero? Sì! Ma anche no. Per chi ama il gusto gassato, ci sono i gasatori che hanno un costo medio di 80 euro a cui va aggiunto il costo dell’anidride carbonica per gasare l’acqua. In media viene un costo di 110 euro all’anno, cioè circa 70 euro meno, usando acqua del rubinetto. E poi c’è anche,senza timor di avere citazioni per pubblicità occulta, l’idrolitina, o la frizzina… de gustibus . Per chi vuole un’acqua leggera, esistono i filtri. Leggevo da qualche parte, e lo riporto perché mi sembra il caso, che esistono brocche (cercale, mica posso far pubblicità cosi…a parte l’idrolitina) che con 2 litri di acqua del rubinetto, ne restituiscono 1,75 purificato tramite filtro. Costo della brocca 40 euro, più il filtro 2 euro e 40 per 150 litri d’acqua. Moltiplichiamo per 3 i 150 litri d’acqua e troviamo i 450 litri medi di consumo del nostro nucleo famigliare. Tutto questo al costo di 47,2 euro all’anno, che corrisponde a circa un quarto del costo medio delle acque in bottiglia.

L’acqua puzza di cloro? Trattala come tratteresti il tuo miglior vino. Mettila in un decanter (anche meno pomposo, sì) e lasciala riposare in frigor. L’odore e il sapore di cloro sparisce nell’arco di qualche ora.

A chi sostiene, o semplicemente suppone, che l’acqua in bottiglia sia più pura, io non dico niente: ci pensa lo lo Stato Italiano tramite i regolamenti e i controlli. I controlli sulla potabilità dell’acqua sono quotidiani nei centri maggiori, frequenti nei comuni più piccoli. Ad esempio, in un comune della grandezza di Bolzano, i controlli sono 160 all’anno, cioè qualcosa meno di una volta ogni due giorni. Questi controlli risultano molto meno frequenti per le acque vendute dagli imbottigliatori. Inoltre i parametri a cui devono rispondere le acque erogate dall’acquedotto sono molto stringenti. Ci sono percentuali di arsenico, ad esempio, che sono fino a 5 volte più alte nelle acque imbottigliate, rispetto a quelle consentite nelle acque di acquedotto (il cui limite è 10 microgrammi al litro). Questo discorso per l’arsenico vale per altre sostanze nocive (piombo, cloroformio…) per le quali non c’è l’obbligo di citazione sull’etichetta, rimanendo quindi un mistero la loro presenza o meno, e in che quantità. Aggiungo che l’acqua conservata nella plastica se sottoposta al sole (stoccata nei pressi dei supermercati, o fuori dalle aziende che imbottigliano), può contaminarsi con muffe o altri batteri, dato che il PET riscaldato rilascia aldeidi, il PVC cloruro di vinile. E infine: le acque raccolte prossime alla superficie sono, ahiloro , sottoposte all’inquinamento del terreno, ovvero subiscono fattori inquinanti multipli rispetto alle acque pescate nei pozzi municipali magari a centinaia di metri sottoterra. E’ chiaro che può esistere anche la situazione opposta, per cui, in una determinata zona, l’acqua della falda è inquinata, quindi il consumo di acque minerali è consigliabile. (a proposito, spesso alcune acque degli acquedotti sono minerali di fatto, vista la concentrazioni di sali minerali che non ha nulla da invidiare alle acque di marca).

Insomma l’acqa del rubinetto contravviene, anche con accorgimenti economici che si ammortizzano nel tempo, a ogni critica economica, di gusto e di purezza.

Va infine considerato l’aspetto ambientale, cioè l’impatto: quanto lascia sul campo il settore delle acque. Come ogni ciclo produttivo, l’estrazione, imbottigliamento, trasporto e consumo del bene acqua ha dei costi ambientali, oltre a quelli economici. Ad esempio: per produrre un kg di Pet, sono necessari due chili di petrolio e 17 litri d’acqua. La lavorazione rilascia 2,3 kg di anidride carbonica, idrocarburi, ossidi di zolfo e 18 grammi del famigerato monossido di carbonio. A questo inquinamento va agggiunto quello per il trasporto delle acque. Perché solo il 25% delle acque imbottigliate vengono consumate nel paese che le produce, ma nemmeno nella regione che le produce. Se dai un occhio alla cartina, vedi quanti chilometri fa la tua acqua…

La plastica stessa, una volta creata, trasportata e usata, va anche smaltita, e questo determina ulteriore inquinamento, oltre al fatto che la plastica ha un tempo di degradabilità lunghissima. E’ una fortuna che in questi giorni si registra il ri-lancio sul mercato di bottiglie fatte con una sostanza simile al mater-bi (o comunque con alla base l’amido di mais) che hanno un periodo di degradabilità relativamente breve.

L’acqua dell’acquedotto, invece, emette zero emissioni : la distribuzione avviene… naturalmente: una volta costruito l’acquedotto (tolti i costi, anche enegetici, di manutenzione), l’impianto funziona con la gravità e viene alimentato dalla pioggia…cioè dal sole!

Concludo sottolineando una cosa, molto molto importante: quanto detto, le ricerche in corso, le iniziative (cito Imbrocchiamola, di Altreconomia, ma molte altre con il supporto di LegAmbiente e altre associazioni sono attive), i dati che ho citato non portano a sostenere che le acque in bottiglia siano meno buone di quelle del rubinetto. Ma sottolineano che per produrre una bottiglia d’acqua si spende di più, si inquina di più, ci costa di più, e la qualità maggiore… non è provata, anzi potrei dire il contrario.

Ecco quindi che trovo nell’esperienza condivisa, nell’informazione la risposta alla mia domanda: scelgo l’acqua del rubinetto e libero il mio immaginario dalla necessità di comprare acqua confezionata in plastica.

Alle volte il solo agire non modifica la nostra consapevolezza in maniera profonda, ma scegliere di agire, informarsi, approfondire è sempre e comunque l’indice di un apertura interiore a un mondo di giustizia.

A te la scelta.

Alberto Marzetta

Foto: Yes.life e Flickr


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