Ci sono molte questioni che riguardano sostenibilità ambientale ed ecologia, che vengono mitizzate. Si tratta di argomenti di vario genere: dalla convenienza sul riciclaggio di alcuni materiali, alla produzione energetica verde (a zero missioni), dalla possibilità di immagazzinare l’energia eolica, all’inquinamento da bovini, e così via.
Vogliamo analizzare alcuni di questi eco-miti che spesso per le modalità errate o incomplete con cui sono presentati, risultano essere delle vere e proprie eco-balle.
Cerchiamo insomma di fare un po’ chiarezza su alcune notizie riportate molto frequentemente dai mass media spesso però con grossolane imprecisioni.
Partiamo con tre questioni tutte riguardanti l’argomento riciclaggio, in particolare quelli di carta, vetro e stoviglie di plastica. C’è discordanza di opinioni sulla validità energetica ed economica del riciclaggio di carta e vetro, mentre sulle stoviglie risponderemo alla domanda se possono o no essere riciclati e come.
Leggi le altre puntate!
2) Miti e credenze sull’energia eolica
3) Facciamo luce sulle lampadine!
1) Riciclare il vetro fa consumare più energia di quanta se ne risparmi: falso!
Il vetro è un materiale totalmente riciclabile per innumerevoli volte, ma circa l’8 per cento di ciò che buttiamo nella spazzatura sono rottami di vetro di cui una buona parte finisce in discarica. È diffuso poi il pensiero che riciclare il vetro porti a consumare più energia di quanta se ne risparmi.
2) Il riciclaggio della carta è efficiente? Vero, ma si può fare di meglio... Anche per la carta il riuso è sempre meglio del riciclaggio; ad esempio è meglio usare sempre entrambe le facce di un foglio.
3) I piatti di plastica si possono riciclare? In teoria vero, ma in realtà... La domanda è: le stoviglie monouso in plastica sono riciclabili? In teoria sì, ma per ora in Italia non è possibile. Piatti e bicchieri di plastica sono fatti in Polistirolo Cristallo, materiale di per sé riciclabile ma non congiuntamente alle altre plastiche, un primo problema è quindi legato alla raccolta, anche se il Consorzio Recupero Plastica sta studiando la possibilità di una sua raccolta separata.
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In realtà è esattamente il contrario, riciclare il vetro fa risparmiare energia a partire da quella necessaria ad estrarre le materie prime (sabbia silicea e calcare).
Il problema può presentarsi per quanto riguarda il colore del vetro. Infatti partendo da materiale riciclato di colore misto si ottiene solo vetro verde e quindi non si possono riprodurre bottiglie trasparenti. Il problema è già superato all’estero, in particolare in Germania, dove la raccolta e la rifusione sono già effettuati per tipologia di colore.
La soluzione migliore resta, come del resto per qualsiasi materiale, il riutilizzo: qualsiasi contenitore di vetro può essere riutilizzato numerosissime volte.
Pur essendo l’Italia un esportatore di carta e cartone usati (Comieco), segno che il riciclaggio è elevato, bisogna considerare i costi economici e ambientali del ciclo di vita della carta. Si stima infatti che il 90 per cento dei fogli sia utilizzato solo su una facciata.
Il riciclo della carta ha contribuito in misura significativa a ridurre le emissioni in atmosfera: secondo uno studio di Ambiente Italia, il riciclo di una tonnellata di carta e cartone porta ad un risparmio di circa 210 kg di CO2 rispetto al normale ciclo produttivo della carta vergine. Risparmio che aumenta notevolmente considerando anche il mancato conferimento a discarica.
Esiste oggi anche il cosiddetto riciclaggio diretto, con cui i fogli di manifesti e carte industriali vengono tagliati e usati dal lato non stampato per produrre buste per corrispondenza. Grazie a questo sistema, inventato dalla tedesca Drp (Direkt Recycelte Papierprodukte), si risparmia molta più energia non solo rispetto all’uso di carta vergine ma anche a quello di carta riciclata (non si utilizzano energia, acque e prodotti chimici del riciclaggio) e l’Oekoinstitut di Friburgo stima che in Germania quasi il 50 % delle buste di carta potrà essere prodotto in questo modo.
Altro problema è che piatti e bicchieri sono spesso sporchi di cibo che va ad inquinare tutto il materiale raccolto, difficoltà anch’essa superabile ma a costi molto elevati.
Infine da un punto di vista legislativo (e come si sa i cavilli sulla gestione rifiuti in Italia sono i più disparati), piatti e bicchieri di plastica non sono considerati imballaggi e quindi non destinabili alla filiera del riciclaggio.
Esistono comunque stoviglie usa e getta biodegradabili. Le cosiddette agroplastiche o bio plastiche, come il Mater-bi, sono fabbricate chimicamente a partire da polimeri vegetali come l’amido di mais o di patata. Alcuni studi mostrano come il ciclo di vita delle stoviglie biodegradabili, considerando quindi produzione, utilizzo e smaltimento, portino (confrontati con i normali piatti di plastica) a ridurre tra il 20 e l’80 per cento il consumo di energia e le emissioni di gas serra (rispetto alle plastiche ottenute dal petrolio).





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