Vi ricordiamo il nostro percorso:
#1: Il nucleare è economico?
#2: Il nucleare è pulito?
#3: Uranio in abbondanza?
#4: Il nucleare è pericoloso?
#5: Quali sono le frontiere del nucleare?
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#3: Uranio in abbondanza?
L’uranio è un minerale molto diffuso sulla Terra, è presente nelle rocce in una percentuale di qualche grammo per tonnellata e si trova persino nell’acqua del mare, anche se con una concentrazione molto più bassa.
Tutte le zone dove c’è una comprovata presenza di uranio vengono denominate Risorse Ragionevolmente Sicure (Reasonably Assured Resources, RAR). Queste risorse sono estratte ad un costo inferiore ai 40$.
Una volta noti i giacimenti ragionevolmente sicuri, attraverso analisi corredate da opportune misure di radioattività, si possono individuare luoghi simili da un punto di vista geomorfologico che possono dare indicazioni su giacimenti simili a quelli sfruttati. Tali giacimenti si considerano stimati e fanno parte delle Risorse Addizionali Stimate (Estimated Additional Resources, EAR). Tali risorse aggiuntive sono classificate in due categorie: EAR-I ed EAR-II; le EAR II sono meno certe delle prime. Le risorse EAR sono estratte ad un costo che va dai 40$ agli 80$.
Le risorse del tipo RAR e di tipo EAR-I sono quelle di sfruttamento più facile e sono disponibili in quantità che vanno da 3.500.000 t a 4.500.000 t, a seconda di quanto si è disposti a spendere per l’estrazione.
Per le Risorse Addizionali Stimate del secondo gruppo (EAR-II) si stima un quantitativo di uranio di circa 16.000.000 di tonnellate.
Esiste poi un’altra categoria chiamata delle Risorse Speculative (SR), che sono il frutto di una ulteriore estrapolazione delle caratteristiche geomorfologiche di terreni che potrebbero contenere uranio. Esse sono estratte a dei costi che vanno dagli 80$ ai 130$.
Le Risorse Speculative comprendono anche l’uranio presente nei fosfati e si possono stimare in circa 22.000.000 di tonnellate di uranio. Se aggiungiamo anche l’uranio presente nelle acque degli oceani si arriva ad un quantitativo di uranio di circa 4 miliardi di tonnellate.
Per quanto riguarda invece l’estrazione dell’uranio dall’acqua di mare, sono state effettuate ricerche in Giappone con esito incoraggiante: tuttavia, si tratta ancora di una tecnologia sperimentata solo su scala di laboratorio con costi estremamente alti, stimata intorno ai 300 $/kgU. Anche l’India ha iniziato la costruzione di un impianto pilota per l’estrazione (Bhabha Atomic Research Centre).
Attualmente si sfruttano miniere in cui è presente con una concentrazione superiore al 2% e i maggiori paesi produttori sono Australia, Kazakistan e Canada (ricordiamo: paesi politicamente stabili), che da soli possiedono oltre il 50% delle riserve mondiale accertate.
Nel grafico è ricapitolata la dislocazione geografica delle risorse di uranio (RAR ed EAR-I) per un totale di 3.537.000 tonnellate. (fonte: http://www.eniscuola.net)
Il consumo annuale di uranio da parte dei reattori nucleari attualmente in funzione è di poco più di 68.000 tonnellate all’anno e quindi, a questo ritmo di consumi, le riserve accertate basteranno per circa 65 anni.
Questo considerando solo le riserve di tipo RAR e EAR-I e considerando gli impianti attualmente in funzione, con tecnologie e gestione del combustibile nucleare che spesso non prevede il ritrattamento delle scorie.
Nel momento in cui verrà utilizzato il riprocessamento in modo più diffuso e soprattutto nel momento in cui si arriverà ai reattori di IV generazione, che producono più combustibile di quello che bruciano (autofertilizzanti), la disponibilità di uranio con gli stock annunciati passerà a 2.550 anni. (fonte: http://www.eniscuola.net)





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