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Fusione Fredda: l'Italia e il suo ruolo fondamentale

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sole, energia

L'Italia e i ricercatori italiani hanno avuto un ruolo di spicco nell'ambito della ricerca sulla fusione fredda

Terzo ed ultimo approfondimento di Yes.life sulla Fusione Fredda: dopo aver visto cos'è la fusione fredda e come si è sviluppata la ricerca, e aver analizzato vantaggi e svantaggi della fusione fredda, è giunto il momento di parlare del ruolo giocato dall'Italia nello sviluppo della ricerca in questi 22 anni.
Ma iniziamo proprio dal 1989, dalla "scoperta" di Fleischmann e Pons. Negli anni immediatamente successivi, a causa anche dell'irriproducibilità del fenomeno, la ricerca si affievolì gradualmente negli Stati Uniti. Il pronunciamento del Dipartimento di Energia Statunitense (DOE) di certo non contribuì a redimere tutti coloro che avevano già etichettato la Fusione Fredda come "pseudoscienza" e il fenomeno venne classificato come "di nicchia", coinvolgendo così un numero di ricercatori che non superava quota 200 e pochissimi laboratori in tutto il mondo.
La ricerca continuò, seppur senza l'appoggio delle riviste scientifiche maggiori e quindi della peer review, in Asia, Europa, ma soprattutto in Italia. Pochi mesi dopo l'annuncio di Fleischmann e Pons un gruppo di ricercatori italiani, guidati dal professor Francesco Scaramuzzi, ha realizzato presso l'ENEA di Frascati un esperimento sulla Fusione Fredda utilizzando il titanio al posto del palladio. Il fisico italiano presentò poi una relazione da cui sarebbe risultata l'emissione di neutroni da parte di una cella deuterio-titanio sottoposta a pressioni di alcune decine di bar. Scaramuzzi fu successivamente convocato per un'audizione parlamentare.
A questo punto entra in campo il maggior teorico della Fusione fredda in Italia e nel mondo: il Prof. Giuliano Preparata, docente di Fisica Nucleare all'Università di Milano.
Dal 1989 fino al 2000, anno della sua prematura scomparsa, studiò il fenomeno in chiave teorica e parallelamente promosse varie attività di ricerca presso l'Università di Milano e l'ENEA. Preparata intendeva gettare le basi per una teoria predittiva della fusione fredda, basando il fenomeno su alcune estensioni della teoria dell'elettrodinamica quantistica (QED) nella materia condensata. La teoria faceva emergere la possibile esistenza di una soglia nel rapporto tra il numero di atomi di deuterio assorbiti ed il numero di atomi di palladio, il cosiddetto fattore di caricamento, che non doveva essere inferiore ad 1. L'immediata conseguenza di questa teoria è la definizione di una soglia minima al di sotto della quale il fenomeno di Fusione fredda, secondo il protocollo utilizzato da Fleischmann e Pons, non può avvenire. Questo potrebbe dimostrare che il fenomeno, a certe condizioni, può essere visto come una conseguenza prevedibile dall'estensione di una teoria ben accettata dalla fisica quale è quella dell'elettrodinamica quantistica.

 



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