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Fusti tossici nel Santuario dei cetacei: l'allarme di Legambiente

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Legambiente chiede il recupero dei fusti dispersi qualche giorno fa da una nave cargo al largo di Gorgona: possibili contaminazioni per l'ecosistema acquatico del santuario dei cetacei

Il Santuario dei cetacei è in pericolo. L'area marina protetta che tutela delfini e balene tra Toscana, Liguria e Corsica è minacciata da rifiuti tossici, fusti di scorie radioattive, residui petroliferi e persino bombe inesplose.
L'allarme era già stato lanciato qualche mese fa da Greenpeace, che aveva denunciato le difficili condizioni ambientali dei fondali dell'Isola del Giglio, ma nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente aggravata, a causa dell'incidente che ha coinvolto il cargo “Venezia” della compagnia Grimaldi Lines. La nave trasportava 224 fusti contenenti ciascuno 200 kg di monossido di cobalto e molibdeno, sostanze infiammabili e potenzialmente tossiche.
A seguito dell'incidente, il carico è finito in mare al largo dell'Isola di Gorgona e ora minaccia il delicato ecosistema del Santuario. Per questo Legambiente ha chiesto un immediato intervento per il recupero dei fusti affondati e la messa in sicurezza del materiale disperso.
L'associazione ambientalista, inoltre, chiede che nelle acque tirreniche potenzialmente interessate vengano effettuate tutte le analisi del caso, per escludere che sostanze pericolose siano fuoriuscite dai fusti e possano aver contaminato la catena alimentare. Indispensabile, questo proposito, mettere al corrente dei rischi i residenti della zona, soprattutto quelli che sul mare ci vivono e ci lavorano. «È necessario informare in modo dettagliato i pescatori e le istituzioni dei comuni costieri sulle misure da adottare in caso di reperimento dei fusti – dichiara Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente - perché il fatto che contengano materiale infiammabile li rende molto pericolosi anche per l'incolumità delle persone».
A rischio, oltre ai cetacei che vivono nel Santuario, ci sono anche gli ecosistemi protetti del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e, più in generale, la costa maremmana. Secondo un attivista locale di Legambiente, infatti, nei giorni dell'incidente il mare era forza 9/10 e le raffiche di libeccio arrivavano alla velocità di 120 chilometri orari, per cui non è escluso che i fusti affondati abbiano subito dei danni e che il loro contenuto inquinante sia andato disperso. Di cui la necessità di un intervento urgente per recuperare il carico, che l'associazione del Cigno chiede a gran voce al Ministero dell’Ambiente e alle altre autorità competenti. Per adesso, però, ancora nessuna risposta.

Silvana Santo

 


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