Modelle anoressiche | spettacolo aberrante a Milano | FOTO

Alla Milano Fashion Week hanno sfilato diverse modelle anoressiche. Lo show macabro fa andare su tutte le furie la celebre Elisa D’Ospina.

modelle anoressiche
Macabro show in passerella a Milano con delle modelle anoressiche FOTO yeslife

Desta sconcerto la massiccia presenza di modelle anoressiche viste alla Milano Fashion Week durante alcune sfilate. In non poche occasioni sono andate in passerella delle modelle taglia 34, con una situazione fisica ed anche emotiva che gioca esclusivamente contro quest’ultime. Infatti per essere così occorre necessariamente farsi del male. La cosa poi rischia concretamente di lanciare il messaggio sbagliato a tanti giovani, ragazze ma anche ragazzi, che finiscono facilmente preda dell’anoressia. Stavolta però l’ennesimo scempio della moda non passa inosservato. Ci pensa Elisa D’Ospina a gridare giustamente allo scandalo. Lei è la celebre modella curvy che da anni ha fatto della lotta ai disturbi alimentari il proprio cavallo di battaglia. Quanto visto alla Milano Fashion Week non ha lasciato indifferente la vicentina classe 1983, che subito ha lanciato una petizione su change.org per chiedere che la presenza di ragazze scheletriche durante le sfilate abbia termine. Una triste consuetudine cui le case di moda non vogliono proprio porre fine.

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Modelle anoressiche, la curvy Elisa D’Ospina dice basta

La petizione della D’Ospina ha ottenuto subito più di 20mila firme nel breve volgere di poche ore. Lei cura anche un apposito blog dove parla della cosa. E scrive quanto segue. “Non è solo una questione italiana, le modelle in sottopeso evidente calcano le passerelle di tutto il mondo. Questione di praticità nel vestirle? L’utilizzo di meno tessuto? Voglia di imporre la magrezza eccessiva come sinonimo di donna vincente? Tutto ciò che la moda vuole comunicarci non ci interessa. La cosa che ci interessa è vedere un’ideale di donna che si avvicini alla quotidianità, che sia in salute, sorridente. Che sia portatrice di valori sani. Se gli stilisti non sanno vestire donne con delle misure normali possono sempre cambiare lavoro. Non c’è più tempo per assistere a questo scempio, ecco perché ho lanciato questa petizione dove chiedo alla Camera della Moda Italiana (ma la estenderò in Europa) di vietare l’uso di modelle in evidente sottopeso sulle passerelle. Siamo donne, non manichini!”.

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Veri e propri scheletri ben vestiti in passerella

A destare indignazione pare sia stata in particolare la sfilata di Gucci. Nel corso della stessa si è esibita una modella taglia 34, dalle misure miserevoli: 81-63-79. Ben lontane da quelle 90-60-90 dell’immaginario collettivo. Elisa D’Ospina sente che la misura è colma già da tempo e tuona. “È inammissibile proporre un modello con queste misure! Ritengo opportuno che venga firmata una carta in cui tutte le case di moda si impegnano a non utilizzare mai più donne in evidente sottopeso. Chiedo inoltre la presenza di personale competente, che si occupa di disturbi alimentari, al fine di valutare l’idoneità dei casi sospetti. Anche a Parigi purtroppo si sta ripetendo lo stesso scempio, con tantissime modelle anoressiche in passerella”.

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Ci sono degli accordi che chi di dovere non rispetta

E tutto ciò nonostante un codice anti-anoressia approvato a suo tempo dalla Camera della Moda Italiana e che aveva coinvolto anche il Comune di Milano, che spesso è coinvolto in tanti eventi mondani. Nel 2017 poi i gruppi LVMH e Kering avevano firmato la carta comune per il benessere delle modelle. Si tratta di multinazionali proprietarie di marchi quali Gucci, Dior, Bottega Veneta, Louis Vuitton, Saint Laurent, Fendi, Givenchy e Loro Piana. il Movimento 5 Stelle poi aveva presentato una apposita proposta di legge per vietare espressamente le taglie scarse in passerella o nelle campagne pubblicitarie. Le modelle con indice di massa corporea pari od inferiore a 18,5 (valore indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) erano da considerarsi fuori legge. Eppure i principali soggetti nell’ambito del fashion sembrano proprio non volerci sentire da questo punto di vista.

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